
Vado L. Delle questioni ambientali, pur importantissime, se ne occuperanno istituzioni e chi di dovere, ma ciò che preoccupa i rappresentanti sindacali è anche e soprattutto il risvolto occupazionale relativo alla vicenda Tirreno Power.
Sì, perché in un momento in cui il Savonese rischia di essere l’emblema della crisi che colpisce l’intero Paese e il simbolo della desertificazione industriale che sta consumando famiglie e territorio, la promessa ribadita dall’amministratore delegato della centrale vadese anche nell’incontro di ieri – ossia quella di coinvolgere negli investimenti e nei lavori di ampliamento ditte principalmente locali – sembra cozzare con ciò che starebbe realmente accadendo.
“E’ notizia di queste ore il fatto che alcune ditte che lavorano da anni all’interno di Tirreno Power siano costrette a licenziare o a mettere in cassa integrazione i propri dipendenti a causa di appalti ridotti o non rinnovati – denuncia Andrea Pasa della Fiom Cgil – E’ il caso della Elcom, ditta di Vado Ligure, che da una trentina d’anni si occupa della manutenzione elettrica degli impianti a carbone, e a cui Tirreno Power ha preferito un’azienda piemontese, costringendo la Elcom a mettere in cassa integrazione, a partire dal primo di aprile e per tre mesi, una quindicina di lavoratori. Un brutto segnale”.
“Ovviamente non abbiamo nulla contro le aziende di altri territori, ma come organizzazioni sindacali abbiamo sempre chiesto che nell’operazione prevista fossero coinvolte ditte del Savonese, un territorio già martoriato dalla crisi e che ha assoluto bisogno di lavoro – continua Pasa – Credo che in un panorama difficile come questo, in cui muoiono ogni giorno importanti realtà del territorio, sia doveroso, anche nell’affidare gli appalti, privilegiare il ‘made in Savona’. La Elcom è vadese, dà lavoro a 15 persone che risiedono tra Vado e Savona, e ora 13 di queste dovranno campare con appena 700 euro al mese perché è subentrata la ditta di un’altra regione. Un vero schiaffo, che non possiamo tollerare. Le istituzioni ci dicono che non possono intervenire, ma è necessafrio che qualcuno tuteli i nostri lavoratori”.
“Un altro segnale negativo che arriva da Tirreno Power riguarda la ditta General Construction, questa volta di Napoli e che si occupa da anni della manutenzione elettrica per i gruppi a gas nella centrale, cui è stato ridotto l’appalto con tanto di 14 persone a rischio mobilità. C’è qualcosa che non va e che ci preoccupa molto” conclude Pasa.