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Economia

Protesta degli addetti del commercio: “Non siamo lavoratori di serie B”

Red.
22 Marzo 2008 alle 9:50
22 Marzo 2008
Protesta degli addetti del commercio: “Non siamo lavoratori di serie B”
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[thumb:6391:l]Provincia. Centinaia di addetti del settore del commercio e della vigilanza privata hanno aderito allo sciopero regionale indetto da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs per il rinnovo del contratto. I lavoratori hanno sfilato in corteo a Genova, fino a raggiungere la Prefettura. I dipendenti degli esercizi commerciali, grande distribuzione e negozi, delle farmacie private, e le guardie giurate hanno sfilato lungo via XX Settembre lanciado lacrimogeni.
Fulvia Veirana (Cgil), Simone Pesce (Cisl) e Roberto Fallara (Uil) spiegano le ragioni che hanno indotto a partecipare anche lavoratori savonesi: “Il contratto del commercio è scaduto da 14 mesi e quello delle farmacie da 27. Tutto questo potrà non valere niente per le associazioni di categoria, ma per noi è un motivo più che sufficiente per mobilitarci. Infatti, proprio mentre il costo della vita ha raggiunto livelli insostenibili, in questi settori gli stipendi raggiungono a mala pena i mille euro e diventa ancora più urgente la necessità di ottenere aumenti contrattuali e condizioni di lavoro migliori che consentano alle famiglie di arrivare alla fine del mese”.
I segretari savonesi di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs denunciano anche pressioni e intimidazioni. “Molti lavoratori non hanno potuto partecipare allo sciopero – affermano – Le pressioni sono state fortissime anche nella grande distribuzione dove i diritti dei lavoratori si sono fermati all’Ottocento e dove le aziende hanno approfittato della debolezza di donne e giovani facendo leva sulle loro condizioni di precarietà per impedire la partecipazione allo sciopero. Anche laddove c’è stata una forte partecipazione dei lavoratori alla protesta, le aziende si sono premurate di sostituire i lavoratori in sciopero con dipendenti di altre unità produttive facendosi caricare i banchi da imprese esterne e minacciando i lavoratori a termine di non procedere al rinnovo dei loro contratti. Dove minore è stata la partecipazione allo sciopero non è perché siano migliori le condizioni di lavoro ma è maggiore il livello di intimidazione”.
“E’ necessario che chi opera nel settore del commercio non sia più considerato un lavoratore di serie B, perché proprio migliorando le condizioni di chi è più debole si può contribuire al rilancio dei consumi e al conseguente aumento dei fatturati dei supermercati” concludono Veirana, Pesce e Fallara.

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