
Savona. Come da programma, ieri pomeriggio, con lo spettacolo “I Capuleti e i Montecchi” di Vincenzo Bellini si è alzato il sipario sulla stagione Lirica Autunnale 2012 del Teatro dell’Opera Giocosa di Savona. I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini (le foto sono di Luigi Cerati Osteria dell’Immagine – Varazze) sono andati in scena con il nuovo allestimento dal progetto vincitore dell’European Opera-Directing Prize 2011 in collaborazione con Opera Europa e Camerata Nuova.
Diversamente da quanto si può credere, la fonte di Capuleti e Montecchi non è la famosissima tragedia di William Shakespeare, all’epoca non così nota in Italia, bensì una lunga tradizione letteraria italiana dedicata agli amanti di Verona, in cui spicca la novella di Matteo Bandello (1554). Il libretto è una rielaborazione, da parte di Felice Romani, di un suo precedente melodramma, scritto per le note di Nicola Vaccaj.
Esempio chiarissimo di opera a numeri chiusi, equilibrata nella strumentazione, i Capuleti fu composta da Bellini in poco più di un mese – per ragioni di necessità – il che lo costrinse ad attingere ampiamente a suoi lavori precedenti, in primis da quella Zaira che solo un anno prima era andata incontro ad un irrimediabile insuccesso. L’opera, che comunque nasce da una sapiente rielaborazione della propria musica e non da una semplice riutilizzazione, precede di poco la Sonnambula e ne anticipa alcuni tratti di lirismo intenso e di dolcezza melodica; il finale invece, scritto con un declamato mirato a sottolineare i forti contrasti psicologici dei personaggi in scena, è un alternarsi di recitativo accompagnato e arioso.
Questo sconcertò in parte il pubblico, non abituato allo stile; in più una scrittura del genere non assecondava le aspirazioni virtuosistiche della primadonna, ansiosa, com’era l’uso del tempo, di sciorinare tutte le proprie risorse tecniche e lasciare di stucco la platea. Così, per tutto l’Ottocento si affermò la consuetudine di eseguire l’opera con il finale di Vaccaj, più tradizionale; e l’opera fu tra le più rappresentate.