
Cairo M. Nella mattinata di lunedì 15 ottobre si è spento dopo lunga e sofferta malattia il professor Gaffaldo Gentili. Aveva 86 anni.
Giunto a Cairo nella prima metà degli anni ’50 da Spotorno dove la sua famiglia genovese era sfollata per i bombardamenti della guerra, da subito risultò persona nota per l’attività nella scuola, prima nell’allora “riformatorio”, poi alle Elementari, quindi nella scuola Media, da Dego ad Altare, alle Medie di Cairo, allora ubicate nell’attuale Palazzo di Città. Nel 1955, le nozze con la maestra Tilde Taggiasco, celebrate dall’allora parroco don Gilardi, lo resero a tutti gli effetti cittadino cairese. Poi, negli anni ‘70, il concorso da Preside e la dirigenza della scuola cairese e ad Altare.
Variegato ed importante anche il suo percorso civile e sociale, con il lungo volontariato nella Croce Bianca cairese di cui fu Presidente nella prima metà degli anni ’70 e rappresentante a livello nazionale; l’impegno nazionale nella Cisl, dove, in rappresentanza dei maestri, fu parte attiva di importanti accordi ministeriali e contrattuali. Anche nell’associazione maestri cattolici, l’AIMC, fu anima e fecondo interprete, sino a ricoprire ruoli nazionali anche ben oltre il meritato traguardo della pensione.
Il campo della sanità lo vide combattivo e tenace rappresentante nel consiglio dell’Unità sanitaria locale delle Bormide, in un periodo in cui la partecipazione dei cittadini era un momento alto e disinteressato. Anche il Distretto scolastico, di cui fu Vice-Presidente, fu un ambito in cui poté mettere a frutto la grande esperienza del mondo in cui stava lavorando con la passione civile per la cultura, la crescita della società e l’impegno per il territorio.
Fu presenza costante in tutte le iniziative politiche di quegli anni, mai iscritto a nessun partito, ma vicino alle istanze cattoliche (fu un ascoltato componente del Consiglio pastorale diocesano di Acqui con il compianto Vescovo Moizo). Di lui, chi lo ha conosciuto, bene ricorda la capacità di costruire “ponti di umanità” con gli avversari di pensiero che, in primis, per lui erano persone da cui era diviso solo dal modo di attuare soluzioni su problemi umani condivisi.
Amico di tanti preti (fra i tanti menzionava sempre don Giuseppe Gasco, parroco di Cengio e don Pierino Baldizzone, rettore del Santuario delle Grazie, coi quali condivise momenti di riflessione e anche tante sane risate…) egli amava ricordare, figlio di un tempo di contrapposizioni ideologiche, che coloro con i quali meglio di altri aveva potuto collaborare erano proprio gli avversari ideologici.
“L’ultima sua attività “professionale” di cui è stato vero ‘maestro sino all’ultimo’, è stata quella di nonno; un nonno esperto di umanità… tutti i suoi sei nipoti serberanno nel cuore, prima di ogni altra cosa, il suo sguardo (i suoi occhi sapevano esprimere ben più di lunghi discorsi), la sua integerrima severità che sapeva aprirsi in un sorriso, in un grande abbraccio, in una parola di incoraggiamento, a cui seguivano l’aiuto concreto e magari una battuta per sdrammatizzare le situazioni più ‘vivaci’” raccontano gli stessi nipoti.