Savona. E’ stata presentata questa mattina, presso il Foyer del Teatro, la stagione artistica 2012/2013 del teatro Chiabrera di Savona, alla presenza del sindaco Federico Berruti e del direttore del teatro Roberto Bosi.
Tocca a Bosio riassumere quella che sarà una stagione particolarmente ricca: “Ecco i numeri: quattro rassegne, 74 rappresentazioni, quella più importante è ovviamente quella teatrale. La novità è l’interplace tra cinema teatro e tv, perché i nostri ospiti sono volti noti della televisione, del cinema e del teatro. Solo per citarne alcuni, Margherita Buy, Laura Morante, Luca Barbareschi, Daniele Pecci, e poi i numeri uno del teatro, mentre fuori abbonamento sono previsti gli spettacoli di Ficarra e Picone e Aldo Giovanni e Giacomo”.
Il sindaco di Savona, Federico Berruti, non nasconde la propria soddisfazione per l’elevato livello della stagione teatrale del Chiabrera. “C’è l’orgoglio di riuscire anche quest’anno a proporre alla città un programma straordinario per ricchezza e qualità – afferma -: riusciamo a farlo grazie alla bravura dei nostri uffici e del direttore del teatro. Insomma, nonostante la crisi riusciamo a garantire cultura. Il nostro è un programma che tiene insieme tradizione e innovazione. Ci sono protagonisti del piccolo e grande schermo”.
“Savona cerca di far diventare patrimonio culturale condiviso la fortuna di essere la città natale di iniziative come ‘Ideona’ in cui si sono confrontati protagonisti del cinema e della tv. Siamo – conclude Berruti – un laboratorio di cultura”.
Inaugura la rassegna Laura Morante, volto notissimo del cinema italiano che, in tempi lontani, è stata un’originale Ofelia con Carmelo Bene. Altra “morettiana” di ferro è Margherita Buy che “Nel nome del padre” restituisce con sognante dolcezza la tragica storia di Rosemary Kennedy, sfortunata figlia di Joseph e sorella del presidente assassinato mentre tocca a Patrick Rossi Gastaldi dare voce ad Aldo Togliatti, figlio di Palmiro, che ha visto la sua vita sconvolta dalla lotta e dalla passione politica del padre.
Ci sarà poi Monica Guerritore, un ritorno dopo gli storici spettacoli con Gabriele Lavia, che “diventa” Oriana Fallaci nella desolata ultima casa di New York. Sarà certamente senza merletti, per la regia di Giuseppe Marini, “La locandiera” di Nancy Brilli, altro gradito ritorno dopo quindici anni. Il “fil rouge” tra cinema e teatro è dato anche dagli “interplays” di testi nati per la televisione e passati in palcoscenico e viceversa. Ai primi appartiene “Scene da un matrimonio” (in origine “Scene di vita coniugale”) di Ingmar Bergman. Ai secondi appartiene, invece, “Il discorso del re” di David Seidler nato, appunto, come testo teatrale e vincitore, come film, di quattro Oscar 2011. Ad affiancare Luca Barbareschi, logopedista sui generis di altezze reali, il Giorgio VI di Filippo Dini tra i più quotati giovani attori italiani, in una commedia ironica e commuovente.
Dopo 20 anni tornano due testi molto diversi. Al “Cyrano” di Rostand si oppone “Il nipote di Rameau” di Diderot. Nel presente allestimento Alessandro Preziosi (anche regista) toglie letteralmente il naso a Cyrano, ne sottolinea l’indomabile slancio, l’eccesso del sentimento che lo guida ad utilizzare ogni mezzo per rivelare la sua passione a Rossana, pur comprendendo la sua inadeguatezza (che quindi non è fisica) ad esprimerla appunto perché oltre il “comune” sentire dell’amore. Ne “Il nipote di Rameau” per Silvio Orlando (anche regista) ad andare in scacco è la virtù contro la necessità materiale, gli orientamenti ideali contro le opinioni dei potenti, il tutto “abbassando” il livello morale del musico fallito fino a farne una maschera grottesca e antesignana del “libero servo” pronto a compiacere e servire l’opinione pubblica (forgiata dai potenti).
Marco Baliani, riconosciuto maestro dell’arte della narrazione, ha saputo creare una “ballata in ariostesche rime” per Stefano Accorsi che si riaffaccia a teatro vestendo i panni del “Furioso Orlando”, amato non corrisposto. Tra i più neri e perfidi testi pirandelliani, “L’uomo, la bestia e la virtù” manca dal teatro savonese dal 1978 (Tieri-Lojodice). Affidato alle attente cure di Enzo Vetrano e Stefano Randisi, specialisti dell’autore agrigentino, la pièce distilla tutto il superbo sarcasmo e il paradossale rovesciamento dei valori a cui porta l’osservanza delle regole e dei ruoli convenzionali.
“La coscienza di Zeno” è assente, invece, dal 1987 quando il teatro ospitò la prima nazionale dell’edizione guidata da Giulio Bosetti e per la regia di Egisto Marcucci. Il nuovo spettacolo, sempre sul testo di Tullio Kezich dal romanzo di Svevo, vede protagonista Giuseppe Pambieri e la regia di Maurizio Scaparro, decano e maestro del teatro italiano.
Immediatamente adottata dagli studenti e poi dal pubblico, Lucilla Giagnoni prosegue la sua ricerca sulla “luce”. Ai ragazzi propone il terzo e conclusivo segmento del suo cammino “rivelando” in “Apocalisse” la contiguità tra la luminosità del testo di S. Giovanni e l’accecante “Edipo Re” sofocleo, al pubblico, dopo il percorso dantesco, offre l’emozionante viaggio dal Big Bang alla rivoluzione einsteiniana dimostrando che si può parlare della scienza attraverso la Genesi e Shakespeare.
E se Bergonzoni continua a stupire con i suoi fulminanti calembours e gli Oblivion, lanciati dalla televisione “orizzontale” di internet, giocano intelligentemente con un secolo di materiale musicale, “alto” e “basso”, Antonio Catania, altro noto viso “cinematografico”, da Moretti a Verdone, da Salvatores a Soldini, è lo spassoso ministro fedifrago di “Se devi dire una bugia dilla ancora più grossa” di Ray Cooney, una macchina perfetta di risate.
Completano la stagione Ficarra e Picone ed Aldo Giovanni e Giacomo, due formazioni che rappresentano sempre di più, con pregi e difetti, una possibile (auspicabile?) circolarità futura tra televisione, cinema e teatro.
Per l’operetta Corrado Abbati continua nell’espansione del repertorio in terra americana. Tocca ora al musical “Bulli e Pupe” di Frank Loesser, celebre successo hollywoodiano e film con Marlon Brando e Frank Sinatra, contraltato, però, da un “hit” della tradizione viennese quale “Il pipistrello” di Johann Strauss jr. secondo, per allestimenti, solo alla “Vedova allegra”. La Compagnia Italiana di Operetta onora il suo “titolo” presentando, invece, la classica e colorata napoletanità di Salomè, la “Scugnizza” di Lombardo-Ranzato.
Nel balletto riprende la trilogia čajkovskijana con il sempre amato natalizio “Schiaccianoci” nell’edizione del Russian Ballet Moscow mentre il Balletto di Milano ripercorre il Novecento francese. La stagione musicale mantiene il suo profilo internazionale invitando artisti celebri e “rising stars”. A Philippe Graffin, specialista del repertorio francese con la temibile “Tzigane” di Ravel si affianca Mengla Huang, Premio Paganini 2002, nel Concerto di Mendelssohn, che mancava in città da quindici anni, sostenuto dall’Orchestra Filarmonica Ceca “Janáček” con la rara sesta sinfonia di Dvořák, punto d’incontro tra la tradizione classica tedesca e quella nazionale ceca.
Al Quartetto di Tokyo si avvicina l’inconsueto Trio Diaghilev che con due pianoforti e una “foresta” di percussioni celebra il centenario della prima rappresentazione de “La Sagra della Primavera” di Stravinskij. A Rudolf Buchbinder si avvicendano Sofya Gulyak, Primo Premio Leeds 2009, in un programma irto di difficoltà dalla “Wanderer” di Schubert ai “Quadri” di Musorgskj e il giovanissimo Benjamin Grosvenor, artista Decca e vincitore del BBC Young Musician Competition.
Ma è il ritorno di Sigiswald Kuijken a segnare la stagione. Dopo trent’anni dal suo memorabile recital dedicato a Bach, Kujiken, una della maggiori e più autorevoli figure della musica antica internazionale che ha contribuito a fondare grazie anche ai suoi studi innovativi, si presenta a capo de La Petite Bande in un concerto dedicato a J.S. Bach e a Telemann, il “sole” e la “luna” del barocco tedesco.



