
Albenga. L’ennesimo viaggio in India senza sapere cosa aspettarsi. E’ quello che si preparano ad affrontare i coniugi Bruno, che, domenica 2 settembre, partiranno per Varanasi con una sola certezza: quella di rivedere il loro figlio Tomaso, rinchiuso da più di due anni in carcere con l’accusa di aver ucciso, insieme all’amica Elisabetta, il proprio compagno di viaggio Francesco Montis.
Marina e Luigi Euro Bruno portano con sé le lettere di incoraggiamento e di saluto che gli amici del ragazzo, originario di Albenga, hanno scritto in queste ultime settimane. Tutti si chiedono quando inizierà i processo d’appello per i due italiani, condannati in primo grado all’ergastolo sulla base di prove che, secondo la difesa, farebbero acqua da tutte le parti.
“I nostri avvocati sembrano fiduciosi di poter rovesciare quell’ingiusta sentenza e che questo calvario possa concludersi entro la fine dell’anno, ma noi non ci facciamo illusioni, visti i tempi della giustizia indiana” dice il papà di Tomaso. Luigi Euro Bruno fa riferimento ai continui rinvii che hanno caratterizzato l’iter giudiziario fino a questo momento e agli intoppi che hanno portato all’esasperazione i famigliari dei due giovani.
“Ci prepariamo alla partenza con un calendario di appuntamenti già fissato – dice ancora il papà del ragazzo ingauno – Prima ci fermeremo a Nuova Delhi per un incontro in ambasciata dove conosceremo i nuovi funzionari, dal momento che c’è stato un ‘cambio della guardia’. Il 5 saremo poi a Varanasi e, nei giorni successivi, andremo in carcere da Tomaso. Le visite durano circa un’ora, e non vediamo l’ora di riabbracciarlo. Per ora abbiamo fissato due incontri il 6 e il 7. Ce ne saranno altri nei giorni successivi, fino al 20 settembre. Il tutto con la possibilità che, in quelle settimane, inizi il processo d’Appello. Staremo a vedere”.