Cronaca

Operazione “Onda anomala”: oltre 100 mila euro al mese il giro d’affari dei massaggi hot

Alassio. Le ragazze più “talentuose” venivano trasferite da un centro all’altro, a seconda delle richieste del cliente e per variare un po’ l’offerta. L'”appagamento” del cliente corrispondeva ad un pagamento più o meno alto, che variava dai dieci ai trenta euro a seconda della generosità del diretto interessato e delle “capacità” della ragazza che offriva il suo servizio.

Era un’azienda ben rodata quella dei centri benessere “Onda” di Alassio e Savona, capace di fruttare, solo nella città del muretto, circa 40 mila euro al mese e solo per il lavoro di due dipendenti. Un giro d’affari triplicato a Savona, dove a prestare servizio erano sei ragazze che soddisfacevano le esigenze di una clientela ancora più folta. Senza contare i guadagni extra dovuti ad addio al celibato “hot” e festini privati.

Questi i particolari dell’operazione “Onda anomala” portata avanti dai carabinieri di Alassio, guidati dal comandante Luigi Marras, e che prende il nome dai centri massaggio a luci rosse dove accadevano fatti, appunto, anomali. Mani di ragazze cinesi impegnate a far rilassare i clienti con servizi “surplus” non previsti dal listino prezzi. Per i fedelissimi, erano disponibili anche tessere ad hoc con un “trattamento” omaggio ogni dieci.

“I centri erano gestiti da un cinese che aveva dato la direzione delle due ‘filiali’ alassina e savonese a due italiane che si occupavano di pratiche amministrative e indirizzavano i clienti nelle cabine dove massaggiatrici cinesi andavano oltre le normali prestazioni e offrivano servizi sessuali – spiega Giorgio Guerini, comandante del Nucleo Operativo dei carabinieri di Alassio – Atti che consistevano nella masturbazione: queste le direttive dei ‘capi’ per le dipendenti, che non si spingevano oltre”.

“L’attività di indagine è partita dalle testimonianze di clienti avvicinati fuori dai locali in questione e che hanno confermato i sospetti – prosegue Guerini – I massaggi duravano mezz’ora e poi, dopo l’offerta di extra della massaggiatrice e il sì del diretto interessato, si proseguiva per altri 10 o 20 minuti. L’indagine sarebbe potuta proseguire ma abbiamo deciso di intervenire dopo essere venuti a conoscenza dell’intenzione di aprire altri due centri ad Arma di Taggia e a Ventimiglia. Abbiamo così proceduto al sequestro dei negozi e all’arresto di 4 persone”.

Nella città del muretto risiedeva Liu Xiaoling, 32 anni, coniugata con Chen Changqian, 39, domiciliato a Savona, tutti e due di nazionalità cinese. Sono stati fermati insieme a due donne italiane, Silvana Bisio, 53 anni, e Valentina Marchisio, 30.

“Il giro d’affari era pari a 30-40 mila euro al mese solo ad Alassio. Il guadagno giornalieri, qua, si aggirava intorno ai 1000-1.200 euro. A Savona i profitti erano anche più alti, visto che a lavorare erano sei ragazze e, nella città del muretto, solo due. Le ragazze comunque ‘ruotavano’ nei due negozi a seconda delle richieste degli habituè e per variare l’offerta”, conclude il comandante Guerini. Pare inoltre che fossero molti i clienti a chiedere di più, ma che non siano mai stati accontentati. Anzi: dalle intercettazioni ambientali, sembra che nelle pause lavorative le ragazze prendessero in giro “questi italiani così insistenti”.

La compiacenza a farsi nominare titolari responsabili, ad occuparsi della pubblicità su internet (dove erano ritratte ragazze cinesi in pose e abiti molto provocanti) e a indirizzare i clienti ben consce di ció che poi accadeva all’interno hanno invece condannato all’arresto per favoreggiamento della prostituzione le due italiane. Stessa incriminazione anche per il titolare della società Chen che, oltre ad incassare i proventi dell’attività illecita, si occupava anche di andare a reperire le giovani a Milano e di trovare loro una sistemazione una volta giunte in zona (alcune dormivano proprio a casa di Chen). Le ragazze monitorate nell’indagine sono sette anche se si è avuta conferma che hanno ruotato quasi 20 ragazze nei due centri di Savona e Alassio.