[thumb:5342:l]Savona. “Non posso pensare di lasciare questo figlio che ho tanto amato da solo in questo mondo. Perdonatemi”: con questa frase Francesco Spada, 89 anni, ha motivato su uno dei due biglietti lasciati alle due figlie sessantenni che abitano a Milano, Massima e Carmela, il tragico gesto che questa mattina, intorno alle 9 e 15, lo ha spinto a premere il grilletto della sua pistola, una calibro 6.35, contro il figlio adottivo Pophillat, 35 anni, affetto da una forma di disabilità fisica e mentale, per poi uccidersi rivoltando l’arma contro se stesso.
Le due lettere sono state trovate dagli agenti della squadra mobile sul tavolo della cucina-salotto dell’abitazione, al civico 42 di via Aglietto, nel quartiere savonese dell’Oltreletimbro, che l’anziano, dopo la morte della moglie Rosaria tre anni fa, divideva tra mille difficoltà con Pophillat. Ormai fiaccato nei movimenti dai numerosi acciacchi della vecchiaia, Spada, conosciuto e apprezzato in città per la sua ex professione di barbiere, trovava grossa difficoltà a prendersi cura del figlio, accolto in casa quando aveva cinque anni. E non si rassegnava ad abbandonare quell’uomo indifeso, che aveva seguito e amato fin da bambino. A scoprire il corpo senza vita dell’anziano sul divano, riverso in una pozza di sangue, e quello del figlio agonizzante è stata un’amica di famiglia che di tanto in tanto andava a trovare i due a casa. La donna era passata dall’abitazione di via Aglietto intorno alle 8.30 stamani, quando ancora la tragedia doveva accadere. E ci era tornata alle 9 su sollecitazione di una delle due figlie di Spada, che l’aveva chiamata preoccupata perchè il padre non rispondeva al telefono. Poi gli spari sentiti dai vicini e l’allarme alla polizia
Il sostituto procuratore Ubaldo Pelosi, che coordina le indagini, ha chiesto l’esecuzione dell’autopsia, che si dovrebbe tenere all’inizio della prossima settimana.
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