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Una nuova installazione al Priamar: i crash toys di Dario Tironi e Koji Yoshida

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Una nuova installazione al Priamar: i crash toys di Dario Tironi e Koji Yoshida
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Savona. Domani, sabato 9 luglio alle ore 18, presso il piazzale antistante il Palazzo della Sibilla, nel complesso monumentale del Priamar a Savona, si terrà l’inaugurazione della installazione d’arte di Dario Tironi e Koji Yoshida dal titolo “Human constructions”.

Da 5 anni la Galleria Conarte ha iniziato una importante collaborazione con l’amministrazione comunale, offrendo alla città mostre di straordinario interesse e di livello internazionale. Ancora tutti ricordano l’installazione di Arnaldo Pomodoro con la sua enorme Rosa del Deserto posizionata sui prati antistanti il Priamar. Da allora si sono susseguite altre mostre, in particolare d’estate, sempre con elementi e spunti di qualità. Questa volta tocca a Dario Tironi e Koji Yoshida, due artisti che con i loro “corpi plastici” utilizzano materiali di recupero della nostra epoca per sviluppare una espressitivà contemporanea capace di affascinare e nello stesso tempo di far pensare sulle logiche consumistiche e le tematiche ambientali che affliggono il pianeta e, dunque, l’uomo. L’installazione durerà per tutta l’estate fino all’1 settembre 2011.

Come afferma la critica Isabella Del Guerra: “Alla fine di ogni giorno, l’umanità tutta ha contribuito a creare montagne artificiali di spazzatura, le ritroviamo sotto immensi teli, sotto terra, lungo le strade che percorriamo solitamente, lungo le rive dei fiumi e nei mari, le incontriamo là dove vorremmo godere solo di una natura incontaminata. E’ la nostra realtà; il nostro quotidiano che abitualmente ci creiamo comprando, consumando, buttando. Una corsa all’acquisto di cose, spesso inutili, create con l’inganno di migliorare la nostra vita; oggetti che continuamente vengono modificati per migliorarne le funzioni e che pone il grave problema dello smaltimento di un volume enorme di scorie. Un’immondizia che l’uomo vuole lontano da sè, nascosta alla vista e all’olfatto; egli desidera vivere in ambienti puliti e profumati, egli stesso deve essere odoroso e allora ecco quantità di shampoo, deodoranti, detergenti per la casa, sgrassatori e saponi per lavatrici che lavano più bianco del bianco che più bianco non si può. E dunque ancora scatole e contenitori vuoti che vanno ad ingrossare la montagna di rifiuti”.

Bruno Munari cristallizzò nella resina scarti di apparecchiature, di meccanismi, di materiali magnetici: “Archeologia del Futuro”, caccia grossa per l’archeologo del 6000. Vere Gordon Childe, famoso archeologo, scriveva alla fine degli anni ‘50: “Il bullone allentato che è caduto dalla mia auto questa mattina, la scatola di sardine, che ho accuratamente sotterrato dopo pranzo a Esher Common, e il cratere lasciato da una bomba tedesca, sono dati archeologici proprio come la lama a foglia d’alloro, rotta e gettata via da un cacciatore di renne solutreano… L’archeologo del 6000 potrebbe interpretare bulloni, scatole di sardine e crateri di bombe come documenti indicativi del tipo di veicolo usato sulle strade attorno a una grande città, delle abitudini di alcuni suoi cittadini e da azioni di alcuni sconosciuti nemici… Queste sono le cose a cui si interessano gli archeologi… le azioni e i pensieri umani”.  I rifiuti raccontano e racconteranno la nostra vita, le nostre abitudini.

Dario Tironi e Koji Yoshida di tutti questi abbandoni ne fanno sculture. Un lavoro certosino di recupero, di catalogazione per oggetti, funzioni, forma, colori, materiali per poi farli rivivere, riciclati, in opere d’arte. Così nascono le sculture di questi due giovani artisti che, ad un primo sguardo, possono sembrare geniali e fantasiose sculture dai colori accesi, ingegnosi e gioiosi giocattoli per adulti, singolari opere realizzate come in una composizione del famoso gioco del Lego.

Realizzate con i codici della nostra epoca, sono esse stesse testimonianza e denuncia, rimandandoci l’immagine della nostra civiltà: siamo ciò che consumiamo, da mattina a sera ogni nostro bisogno è accompagnato da un involucro, una confezione, cibi e oggetti che, una volta che ci hanno soddisfatti, vogliamo buttare e negare. Sculture composte da cose: osservandole, ognuno di noi, può riconoscere un oggetto o parte di esso che nella sua vita ha posseduto o usato.

“Tironi e Yoshida – prosegue Isabella Del Guerra – ci inducono inoltre ad un’altra considerazione, spingendoci a pensare a quanto l’umanità sia comunque contaminata dalla tecnologia e di quanto non ne possa più farne a meno. I videogiochi, i computer, i telefonini ci appartengo e già fin da ora il progresso della bioingegneria ha prodotto scoperte che correggono il funzionamento di organi o sostituiscono parti del corpo umano con trapianti ed innesti di chip, pace-maker, valvole e arti artificiali. L’essere umano si appropria degli oggetti che esso stesso crea, se ne autoalimenta e si autosostituisce, l’uomo bionico non è fantascienza, fa già parte del nostro futuro molto prossimo e, tutto questo sicuramente modificherà la percezione dell’uomo, come anche la sua natura ed i suoi sentimenti. Le opere di Dario Tironi e Koji Yoshida sono sculture ma anche entità che, immobili, con la loro realtà oggettiva, vogliono indurci alla riflessione”.

Redazione
8 Luglio 2011 alle 16:23
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