“Ora potremo finalmente dire che il nostro Paese, nel giro di pochi mesi, ha davvero recitato tutte le parti in commedia nelle relazioni con la Libia di Gheddafi. Dal celebre baciamano col rais di Tripoli fino all’odierna sciagurata decisione di bombardare, passando attraverso una fitta rete di affari e scambi economici e attraverso l’affidamento al dittatore libico del ruolo di contenimento spesso brutale di folle di migranti africani”.
“La parola torna alle bombe, come a significare nella forma più radicale quanto povero sia il tavolo da lavoro della politica e della diplomazia. L’Italia, che conquistò la Libia e la sottomise al giogo del colonialismo, torna in quelle terre nel modo più sbagliato, come forza belligerante”.
“L’escalation militare nel pieno tumulto democratico che scuote l’intero Mediterraneo, può avere effetti collaterali di assoluta gravità, come quello di compromettere il profilo laico di una rivoluzione non inquinata dall’islamismo fondamentalista e non segnata dall’egemonia di ideologie anti-occidentali. La guerra è sempre una sconfitta”.
“Il passaggio dell’Italia dall’amore per Gheddafi alla scelta di bombardarlo è significativa di una Nazione allo sbando, in una Europa le cui classi dirigenti appaiono del tutto inadeguate ad affrontare le sfide del presente e del futuro”.
Per Sinistra Ecologia Libertà Savona
Nicola Isetta