
Albenga. E’ iniziato questa mattina, in Corte d’Assise a Savona il processo per l’omicidio del marocchino Hassan Oayane ucciso la notte del 18 marzo 2010 alla foce del fiume Centa ad Albenga. Unico imputato per la morte di Oayane è l’italo cileno Christian Libero Pederiva, assistito dall’avvocato Giuseppe Ravinale. L’altro uomo che era finito in manette per l’omicidio, Luis Miguel Redondo Garcia, infatti è già stato condannato a 6 anni e 6 mesi di reclusione, al termine del rito abbreviato (gli era stata riconosciuta l’attenuante per il suo ruolo defilato rispetto all’esecutore materiale del delitto, identificato in Pederiva, oltre alla riduzione di pena per il rito abbreviato e per le attenuanti generiche).
Questa mattina, nell’Aula Magna del Tribunale, il legale di Pederiva ha chiesto, come aveva già fatto davanti al gup Emilio Fois in udienza preliminare, di poter accedere al giudizio abbreviato condizionato (affinché l’ex compagna del suo assistito fosse ascoltata e fossero acquisiti ed esaminati i tabulati telefonici). Richiesta che è stata respinta dalla Corte d’Assise che però ha deciso di acquisire i tabulati telefonici (il difensore vuole verificare che dal cellulare della vittima non siano partite delle chiamate nell’orario in cui il Pederiva e Garcia erano già al pronto soccorso, in questo caso infatti vorrebbe dire che Oayane era vivo quando i due si erano allontanati).
La vittima era stata assassinata con quattro fendenti, di cui uno mortale, inflitti rispettivamente al viso, all’addome e al torace. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Hassan Oayane era stato ucciso in seguito ad una lite scoppiata per una ragazza, l’allora compagna di Pederiva (ascoltata oggi in aula), che sarebbe stata oggetto di avances da parte del marocchino.
Secondo la versione data dallo spagnolo dopo l’arresto, la sera del delitto, alla foce del Centa si trovavano lui, Pederiva e la sua compagna, una ragazza albenganese, per fare un barbecue insieme. Solo in un secondo momento sarebbe arrivato Hassan Oayane che si è aggiunto a loro. Garcia ha anche precisato che non conosceva il marocchino. La lite sarebbe scoppiata perché Oayane ha iniziato ad importunare pesantemente la compagna di Pederiva.
A quel punto, complice anche l’alcol, tra i due sono volate parole grosse che sono poi degenerate in spintoni, calci e pugni. Poi Oayane avrebbe estratto un coltello, imitato da Pederiva. E’ a questo punto che Luis Miguel Garcia sarebbe intervenuto solo per tentare di dividerli, ma la vittima e Pederiva, più grossi di lui, l’avrebbero spinto via e allontanato. Nel frattempo, sempre secondo il racconto dello spagnolo, la ragazza sarebbe fuggita via. Luis Garcia ha spiegato che Oayane e Pederiva si sono colpiti a vicenda, ferendosi reciprocamente, ma che quando lui e l’italo-cileno si sono allontanati il marocchino era vivo. Secondo lo spagnolo, che ha poi accompagnato Pederiva al pronto soccorso per essere medicato, anche Oayane, mentre loro si allontanavano dall’area pic-nic, stava scappando a piedi. Lo spagnolo si è quindi dichiarato estraneo all’accoltellamento. Pederiva invece avrebbe ammesso che c’è stata una colluttazione, ma anche lui avrebbe sostenuto che il marocchino era vivo quando si sono allontanati dalla foce del Centa.
Nell’udienza di oggi sono stati ascoltati numerosi testimoni tra cui il Tenente Michele Morelli (che si occupò delle indagini), il medico legale che effettuò i rilievi sul luogo del delitto, la ex compagna di Pederiva, Luis Miguel Redondo Garcia e alcuni finanzieri che la sera dell’omicidio, vedendoli sporchi di sangue, fermarono i due presunti omicidi per un controllo. Al termine delle audizioni il processo è stato rinviato.