Liguria. A livello nazionale, saranno ceduti a terzi, quindi in franchising, 106 punti vendita di Carrefour che dice di contare 1.800 esuberi. Forte è la preoccupazione dei sindacati per i 17 punti vendita liguri, anche se ancora non ci sono certezze sulla ricaduta occupazionale nella nostra regione, dove potrebbero essere a rischio 150 posti di lavoro.
“Per un dipendente passare da una grande azienda a un punto vendita gestito da un piccolo imprenditore significa un peggioramento delle condizioni contrattuali. Il marchio viene mantenuto e magari il posto di lavoro viene salvato, ma non è detto che l’azienda in franchising riesca a essere performante: se non ci riesce una catena, figuriamoci un piccolo imprenditore”, spiega Samantha Merlo, segretaria regionale della Uiltucs Liguria.
Al momento sono previsti, secondo Carrefour, 1.800 esuberi sull’intera rete. Un taglio del personale diretto di oltre il 10% rispetto all’organico totale che a fine 2020 ammontava ad oltre 16mila unità. Dopo la crisi degli ipermercati, quindi, entra in discussione la tenuta dei formati Express e Market: secondo la Uiltucs verranno ceduti punti vendita tra i più performanti. E la Liguria sarebbe tra le regioni più penalizzate, con la cessione di alcuni supermercati soprattutto nelle zone periferiche.
“È un fulmine a ciel sereno, non ci aspettavamo certo l’annuncio della quinta ristrutturazione in 10 anni, e l’ennesima riduzione di personale – commenta il segretario nazionale Paolo Andreani -. La multinazionale accelera sul franchising, rivede il piano industriale del 2019 e penalizza l’occupazione. È destinata a calare l’occupazione diretta in modo consistente. Quel che è grave, inoltre, è la possibilità, in prospettiva, dell’impoverimento dei salari, e delle condizioni di lavoro delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti nelle cessioni“.
“La Liguria è sempre stata lo zoccolo duro dei ‘diretti’ in quanto è la regione più performante con il 50% dell’utile express Italia. Negli ultimi anni l’azienda non ha più investito e riteniamo ci sia un disegno ben preciso che di fatto tende, sul modello Conad, verso un franchising spinto. Mentre Carrefour continua a parlare di sviluppo, nel frattempo continua a cedere punti vendita e a dare incentivi per abbassare il numero di dipendenti a suo carico”, dice Fabio Piccini, responsabile settore commercio Filcams Cgil Genova.
“Quando si parla di franchising si deve avere chiara una cosa: parliamo di imprenditori troppo spesso non strutturati per garantire tranquillità ai lavoratori che mantengono il posto di lavoro ma perdono come prima cosa il contratto integrativo. La mossa della frammentazione produce inoltre perdita di rappresentatività a livello sindacale e questo è un elemento che alle multinazionali sappiamo fare molto comodo”, prosegue il sindacato.
La Filcams Cgil, a livello nazionale, il 4 ottobre convocherà le delegate e i delegati “per fare una valutazione compiuta e promuovere le azioni da portare avanti unitariamente in merito a un piano che riteniamo inaccettabile”, dicono.
“Il piano presentato da Carrefour a livello nazionale ha solo un obiettivo: tagliare posti di lavoro con conseguenze pesantissime anche in Liguria con 150 persone a rischio disoccupazione nella nostra regione. Non c’è assolutamente una volontà di sviluppo ma semplicemente quella di ridimensionare con la nostra regione che sarebbe fortemente colpita da questo piano dove soltanto le lavoratrici e i lavoratori a pagare il conto”, spiega in una nota Silvia Avanzino, segretario generale Fisascat Cisl Liguria e Genova.
Preoccupazione anche per Cumpanis Genova. “Le contraddizioni del modello produttivo e distributivo del capitalismo esplodono: la riduzione continua del potere d’acquisto dei salari provoca una contrazione dei consumi, cui seguono inesorabilmente la chiusura di attività produttive/distributive, il licenziamento di lavoratori ed un ulteriore logica riduzione dei consumi, in una spirale senza fine di impoverimento ed aumento delle diseguaglianze sociali”, affermano.
“È giunta l’ora di dire basta – proseguono – a questa ondata assurda di licenziamenti e distruzione del tessuto produttivo e commerciale italiano, è giunta l’ora di mettere alla guida delle istituzioni delle persone che sappiano opporsi a queste politiche criminali, secondo le quali il prezzo delle contraddizioni interne del capitalismo debbono essere pagate solo e sempre dai lavoratori. È ora di gridare a gran voce che un’alternativa a questo modello economico e sociale esiste, e si chiama socialismo.
“Come comunisti, noi di Cumpanis denunciamo fortemente le scelte strategiche di Carrefour, che si inseriscono purtroppo in un trend di chiusure, delocalizzazioni e licenziamenti sempre più feroce e spietato, e chiediamo a tutta la cittadinanza di riflettere, far sentire la propria voce e offrire solidarietà e supporto alle sacrosante lotte che i lavoratori stanno intraprendendo a tutela del loro posto di lavoro e dei loro diritti”, concludono.