E’ il Maestro per antonomasia. Peppe Vessicchio è per il Festival di Sanremo (ma è limitativo per un musicista come lui) uno degli artisti simbolo. Quello che non ti aspetti, dietro al barbone bianco (coperto in questi mesi da una triste mascherina, come tutti del resto), è che dietro all’artista, al musicista, direttore d’orchestra, compositore e uomo di spettacolo, si nasconda un grande conoscitore del vino, ma anche della fisica, della matematica, della poesia e della scienza.
Un aspetto per niente secondario, anzi, una scoperta dopo un pomeriggio trascorso con lui a Cascina Praiè, Colla Micheri, Andora, degustando i vini dell’omonima cantina e quelli di Lupi. Il parterre è vario e interessante: per prima cosa i padroni di casa, Marco Fausto Luzzati e Giorgio Guastalla, cugini e soci di Peq Agri, poi gli enologi Roberto Olivieri ed Alex Berriolo, il presidente della Cantina sociale di Rocchetta Tanaro (un paese di matti, secondo Bruno Lauzi…) Giulio Porzio e il produttore Andrea Rizzoli oltre, naturalmente, a chi scrive (lo so, è un lavoro sporco, ma qualcuno lo deve pur fare…). L’argomento è ancora più intrigante: l’armonizzazione del vino, in pratica far maturare (e migliorare) il vino facendogli ascoltare la musica.
Roba da New Age? No, una fascinazione che mescola musica e fisica. Per dire, non è che mettendo a palla un vinile dei Led Zeppelin in cantina il vino si agita, né che si ammoscia con Enya, piuttosto che le vibrazioni di determinate scale musicali (Vessicchio le ha spiegate benissimo, ma siamo nella tecnica, interessante, ma non esageriamo) con dei sensori messi attorno a botti, bottiglie e cisterne armonizzano il vino, facendolo maturare ed affinare in maniera diversa.
Ero scettico: la prova, su un vino in lavorazione nella cantina di Cascina Praiè, il “Cervo Rosso”, mi ha fatto cambiare idea. La stessa bottiglia, prima della “serenata” e dopo, era diverso. Suggestione? Forse, ma l’esperimento è stato ripetuto anche con una barbera “armonizzata” nella Cantina sociale di Rocchetta. Il risultato? Un vino più buono! Alla fine mi sono convinto ripensando al Maestrone di Pavana, Francesco Guccini (e mi ha dato ragione anche il Maestro Peppe Vessicchio): musica, parole, l’angoscia e un po’ di vino… l’importante è tirare tardi!
“Liguria del gusto e quant’altro” è il titolo di questa rubrica curata da noi, Elisa e Stefano, per raccontare i gusti, i sapori, le ricette e i protagonisti della storia enogastronomica della Liguria. Una rubrica come ce ne sono tante, si potrà obiettare. Vero, ma diversa perché cercheremo di proporre non solo personaggi, locali e ricette di moda ma anche le particolarità, le curiosità, quello che, insomma, nutre non solo il corpo ma anche la mente con frammenti di passato, di cultura materiale, di sapori che si tramandano da generazioni. Pillole di gusto per palati ligustici, ogni lunedì e venerdì: clicca qui per leggere tutti gli articoli.
