Liguria. Le indiscrezioni su Cassa Centrale Banca che non sarebbe intenzionata a diventare azionista di maggioranza di Carige acquistando la quota del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi, che a fine 2019 era stato protagonista del salvataggio dell’istituto di credito con un rafforzamento patrimoniale di 900 milioni di cui 700 milioni tramite aumento di capitale, torna ad alimentare la preoccupazione sul futuro dell’istituto bancario ligure.
Dopo i segnali e i numeri di ripresa post amministrazione controllata, la trattativa pare ora arenata, gettando paure e incertezze.
Ccb aveva acquistato per 63 milioni l’8,34% del capitale mentre il Fondo Interbancario è divenuto azionista di maggioranza con l’80% e sborsando, insieme allo Schema volontario, circa 615 milioni. Ccb aveva poi sottoscritto un contratto con l’opzione d’acquisto per rilevare l’80% del Fitd per 304 milioni entro il 31 dicembre 2021. Tuttavia il cambiamento di scenario economico-finanziario, causato anche dalla pandemia, avrebbe cambiato le carte in tavola, senza contare il deterioramento degli attivi di Carige con il timore che la Bce possa chiedere un’altra ricapitalizzazione.
E se nei prossimi giorni si attendono sviluppi, oggi si alza la voce dei sindacati: Mario Ghini, segretario generale Uil Liguria e Mauro Corte, segretario coordinamento Uilca Banca Carige esprimono la loro grande preoccupazione per le vicende di Carige che, a un passo dalla conclusione della trattativa con Ccb, paiono nuovamente complicarsi, “gettando nello sconforto tutte le lavoratrici e i lavoratori che tanto hanno contribuito, in questi anni difficili, alla ripresa della banca”.
Denunciano inoltre come, nonostante i ripetuti inviti, l’amministratore delegato si sia per ora sottratto all’incontro con i sindacati, che hanno chiesto di far luce sulla trattativa e sul futuro della banca ligure.