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Coronavirus, di Andora il primo deceduto ligure. La Regione: “Cinque sanitari in quarantena, ma reparti non a rischio”

Ansaldi: "Visti la tempistica ed i motivi dell'accesso ai due ospedali è impensabile sia stato contagiato in ambito ospedaliero"

Liguria. Nella giornata di oggi si è registrato il primo decesso di un “ligure” con Coronavirus (le altre due morti erano relative a turiste lombarde legate al cosiddetto cluster degli hotel di Alassio e Laigueglia). Si è trattato di un uomo di 72 anni, residente ad Andora, morto all’ospedale San Paolo di Savona e risultato positivo, post mortem, al tampone. L’uomo, hanno spiegato dalla Asl2, era già in condizioni di salute compromesse.

i Sono 24 i tamponi risultati positivi al coronavirus in Liguria. Lo ha comunicato questa sera l’assessore regionale alla sanità Sonia Viale durante il consueto incontro coi media in Sala della Trasparenza a Genova.

Rispetto a ieri, i casi sono aumentati di due unità: “C’è un paio di nuovi casi in Asl2. Uno di questi è la persona deceduta oggi al San Paolo di Savona. Dei 24 positivi, sono 14 gli ospedalizzati: uno in Asl1 presso l’ospedale di Sanremo, cinque presso l’Asl2, sette al San Martino, uno a La Spezia e dieci a domicilio. Inoltre, sono tre i decessi con esito positivo. Le persone in sorveglianza attiva sono 389: In Asl 1 sono 28, in Asl 2 sono 192, in Asl 3 sono 51, in Asl 4 sono 39, in Asl 5 sono 89”.

L’uomo aveva 72 anni, è arrivato in autopresentazione alcuni giorni fa da Andora al punto di primo intervento dell’ospedale di Albenga, inviato dal medico di medicina generale. Presentava problematiche respiratorie. Le sue condizioni si sono aggravate ed è stato quindi trasferito all’ospedale San Paolo di Savona, nel reparto di terapia intensiva. Dal momento che non rispondeva alle normali terapie e manifestava un quadro clinico critico di cui non si comprendeva l’origine, secondo i protocolli liguri di massima prudenza per la salute pubblica, è stato effettuato un approfondimento anche per verificare la positività al coronavirus. L’esito del test, positivo, è arrivato dopo il decesso del paziente. Non risulta, ad ora, che abbia avuto contatti con il ‘cluster’ savonese né una provenienza da “zone rosse”.

Come precisato dal commissario di Alisa Walter Locatelli e dal professor Filippo Ansaldi “non vi era nessuna rappresentazione del suo status. In accordo a protocollo ad elevata sensibilità che abbiamo adottato, andiamo a ricercare i casi ad alta complessità. Il decesso del paziente di Savona ne è un esempio: di fronte ad una sindrome respiratoria grave che non rispondeva ad alcuna terapia antibiotica abbiamo fatto un approfondimento in direzione del coronavirus. Il test è risultato positivo”.

Procedure attivate: i familiari del paziente sono stati posti in sorveglianza attiva. L’analisi dei percorsi del paziente ha consentito di individuare in sole cinque unità di personale sanitario le possibili e ipotetiche situazioni di esposizione al contagio: i cinque dipendenti sono stati posti in sorveglianza attiva. Tutti gli altri operatori hanno operato senza rischi di esposizione al contagio, perché il paziente, per il suo quadro clinico, è rimasto protetto con maschera respiratoria filtrante assoluta.

Gli operatori sanitari delle strutture dove è stato preso in cura, sicuramente il San Paolo ma forse anche Albenga, sono state sottoposte a una serie di misure di monitoraggio ma al momento gli ospedali e pronto soccorso, così come medici e infermieri non sono in isolamento. Tuttavia, è stato dichiarato da Walter Locatelli di Alisa, durante la conferenza stampa, “sono in corso indagini per risalire ai contatti del paziente, ci sono ancora link non noti”.

E ancora: “Il tipo di procedure attivate sono troppo tecniche per essere oggetto di comunicazione”. Non si conosce quindi l’origine del contagio e se sia legato in qualche modo al cluster di Alassio. Filippo Ansaldi, invettivologo di Alisa, ha dichiarato che “è in corso un’indagine epidemiologica. Visti la tempistica ed i motivi dell’accesso ai due ospedali è altamente improbabile sia stato contagiato in ambito ospedaliero”.

Per quanto riguarda la situazione della nave ormeggiata a Genova con i marittimi in quarantena, “in questo momento a bordo si trovano 65 persone, tutte asintomatiche – ha spiegato l’assessore Viale – e in isolamento fiduciario obbligatorio. Siamo al lavoro già da oggi per consentire a queste persone di concludere la sorveglianza attiva in un altro luogo”. Sul tema è intervenuto anche l’assessore alla protezione civile Giacomo Giampedrone: “Siamo impegnati da questa mattina con la compagnia armatoriale per individuare un luogo in cui questi marittimi, in parte italiani e in parte stranieri, possano effettuare i dieci giorni di quarantena che rimangono, considerato che il passeggero risultato poi positivo al coronavirus è sbarcato a Tunisi il 28 febbraio scorso. Una volta individuata la struttura, effettueremo il trasporto secondo il protocollo già adottato, con i mezzi dedicati della Croce Rossa”.

Inoltre l’assessore Giampedrone ha spiegato che “abbiamo completato questa mattina il trasferimento di tutti gli ospiti dell’hotel di Finale Ligure nelle loro abitazioni. Nella struttura sono rimasti i titolari e i dipendenti che non possono trascorrere il periodo di quarantena a casa per la presenza di altri familiari”.

In merito alle azioni di sistema svolte per far fronte all’emergenza, la vicepresidente Viale ha aggiunto: “Voglio rassicurare la situazione dei dispositivi di protezione, i cosiddetti DPI: ne abbiamo un quantitativo sufficiente non solo per il personale sanitario ma anche per il personale delle pubbliche assistenze, dipendenti o volontari, che siano impegnati nei trasporti dedicati a questa emergenza”.

In un video pubblicato sulla propria pagina Facebook dopo la conferenza stampa, il governatore Giovanni Toti ha sottolineato: “Al momento nella nostra regione abbiamo una situazione stabile, che ci preoccupa ma per fortuna ci dà anche qualche spiraglio di sollievo. I contagiati e gli ospedalizzati sono più o meno quelli di ieri, mentre gli osservati in vigilanza attiva sono addirittura calati. Questo ci rassicura sul fatto che abbiamo individuato abbastanza le aree di contagio. La persona deceduta ad Andora è stata ricoverata dopo essersi presentata al pronto soccorso alcuni giorni fa, prima all’ospedale di Albenga e poi portato a Savona per quella che credevamo una polmonite come ce ne sono tante durante l’inverno. Visto che le cure non funzionavano, abbiamo deciso di testare anche il coronavirus. Questo nonostante il paziente non avesse alcuna delle caratteristiche del caso”.

“La nostra sanità è intervenuta con grande prontezza su tutti gli ambienti e i reparti in cui il paziente era passato: in quei reparti sono scattati immediatamente protocolli di sicurezza volti a garantire la sicurezza di personale e pazienti ma che non impediranno la loro funzionalità. Per il resto stiamo cercando di rintracciare la catena epidemiologica, ossia dove possa aver preso il coronavirus non essendo venuto a contatto con i cluster. Potrebbe averlo contratto anche prima che scoppiasse il caso di Alassio. Riusciremo a tracciare la catena e a isolare un eventuale nuovo focolaio”.

Oggi è giunta anche la decisione del governo di chiudere le scuole in tutta Italia fino al 15 marzo. L’assessore Ilaria Cavo ha confermato la volontà di puntare sulla formazione a distanza e la “disponibilità da parte di Liguria Digitale di ospitare agli Erzelli tutti quei docenti che hanno necessità di un supporto di team, di essere coadiuvati per fare lezioni a distanza. Abbiamo già avuto diverse adesioni nel corso della giornata: questo è uno strumento in più. Nel progetto della scuola digitale fanno parte 1.400 docenti, una comunità rilevante e molto attiva”.

Per quanto riguarda il 112, il numero chiamate dalla mezzanotte alle 17 di oggi, mercoledì 4 marzo, alla centrale della Liguria sono state 1687 (dalle 17 del 3 marzo alle 17 del 4 marzo sono state 2678); le chiamate gestite 1491 (2318); le chiamate transitate al PSAP2 (centrali di secondo livello) sono state 882 (1403); quelle filtrate 609 (1079); le richieste di informazioni 128 (179); altre chiamate 196 (360). Le chiamate passate alle cinque centrali dell’emergenza sanitaria 582 (895). Di queste: a Genova 272 (430); a Savona 90 (135); a Imperia 84 (116); a La Spezia 72 (115); a Lavagna 41 (69); altri fuori Regione 10 (17). I dati delle chiamate per Coronavirus sono state 128 (179); di queste 48 (82) sono state trasferite alle 5 centrali 118 della Liguria; altre 28 (30) sono state trasferite ai reperibili di igiene delle diverse ASL dicendo agli utenti di rimanere a casa, non recarsi in PS e che verranno ricontattati; altre 52 (67) che volevano solo informazioni.

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