Loano. È partito dalla Liguria con un grande sogno nel cassetto e uno zaino pieno di speranze e oggetti utili all’impresa (ben 32 chili di peso). E ora, dopo 60 giorni di cammino a piedi, sebbene non possa ancora dire di aver “vinto la guerra”, di certo ha vinto la prima, grande battaglia.
Andrea Cibrario (noto ai più con il soprannome di “Cibra”), 21enne di Loano con la passione dei viaggi e un debole per l’avventura, ce l’ha fatta. Partito da Ship Cove, punto all’estremo nord dell’isola del Sud della Nuova Zelanda, ha raggiunto Bluff, il punto all’estremo sud.
Ebbene sì, perché il giovane avventuriero della Riviera ligure ha deciso di di intraprendere, da solo, il lunghissimo cammino “Te Araroa” in terra neaozalendese, universalmente riconosciuto come “uno dei cammini più lunghi del Mondo”. L’obiettivo è percorrere la “spina dorsale” di entrambe le isole principali, formate dall’azione dei vulcani e delle glaciazioni, a piedi, munito di strumenti a ricarica solare, telefono satellitare e di un distillatore per l’acqua.
E una volta terminata la “traversata” dell’isola del Sud (in lingua maori “Te Wai Pounamu”), il 21enne loanese si cimenterà in un percorso analogo nell’isola del Nord (in lingua Maori “Te Ika-a-Māui”). Il raggiungimento del primo grande step della sua impresa ha rappresentato una sorta di crocevia e Cibrario ha voluto raccontare ai microfoni di Ivg.it, direttamente dalla Nuova Zelanda, sensazioni, impressioni, e anche i tanti imprevisti che hanno contraddistinto la prima parte del suo lungo viaggio.
“Dopo 60 giorni esatti di cammino, cari amici, ho completato il percorso nell’isola del Sud e, fidatevi, non basterebbe un libro per raccontarvi tutto ciò che ho visto e che ho vissuto, – ha raccontato Andrea. – Ora sono a Bluff e, davanti ad un bel bicchiere di vino, nel solco della tradizione italiana, mi ritrovo a ripercorrere con la mente i giorni trascorsi qui e le avventure che ho vissuto, sono state davvero tante”.
“Ho conosciuto una signora di nome Denise, che ha costruito dentro la sua fattoria, nel bel mezzo del nulla, una riproduzione tale e quale alle casette di Hobbiton (‘Il Signore degli Anelli’). E lei ospita qualunque genere di persona qui. Non ha pregiudizi su nulla. Non gli interessa quanti anni hai, da dove vieni, che colore sei, chi sei, quanto pesi, che orientamento politico o sessuale hai. A lei non frega niente di niente. Le basta un sorriso ed é felice”.
“Ci sono stati periodi dove sono stato per più di 5 giorni da solo. Giorni dove il freddo si faceva sentire (-8 gradi) ed ero solo con la mia tendina. Ho dovuto fare i conti con picchi di vento fino a 80 chilometri orari. Ho dovuto attraversare anche circa 5 chilometri di fiumi che, in più di un’occasione, ho visto ‘gonfiarsi’ sotto i miei piedi al punto che, una volta, ne ho dovuto attraversare uno praticamente nuotando, con lo zaino in spalla e con il terrore di essere portato via dalla corrente”.
“Ad un certo punto, poi, mi si sono spaccati i sandali e mi sono anche rotto il dito di un piede. Ma non mi sono arreso e, seppur malconcio e senza scarpe, ho percorso circa 70 chilometri, passando da 600 metri a oltre 2mila di altitudine. Ho camminato per giorni anche con la febbre a 39, salvo poi affidarmi, in un rifugio, alle cure di un’infermiera 85enne. Senza mai mollare”.
“Tante avventure e tante disavventure, ma non rimpiango nulla e, anzi, sono pronto, con ancor più entusiasmo, ad affrontare il nuovo percorso sull’isola del Nord. Qui ho incontrato persone di ogni genere, dagli ‘strambi’ a persone piene di gioia e di vita: sicuramente volti e personalità che non dimenticherò mai. Sono davvero entusiasta di vivere la vita che sto vivendo e nessuno mi potrà mai fermare, nessuno”, ha concluso Cibrario, pronta a lanciarsi nella seconda parte della sua fantastica avventura.





