Savona. Prosegue il processo che vede a giudizio Eric Festa, esponente del Movimento 5 Stelle di Savona, con le accuse di oltraggio ad un corpo politico e amministrativo. Questa mattina è iniziata la discussione e il pubblico ministero ha chiesto per Festa una condanna a duemila euro di multa sostenendo che quel giorno non abbia mantenuto un atteggiamento decoroso rispetto al contesto e alla presenza di pubblico.
Nella prossima udienza, fissata a maggio, si concluderà la discussione con l’arringa difensiva e poi dovrebbe essere emessa la sentenza.
Il processo riguarda un episodio avvenuto a Palazzo Sisto il 10 marzo del 2016: quel giorno Festa stava seguendo dal pubblico il consiglio comunale durante il quale si sarebbe dovuto affrontare l’argomento Tari. A causa dell’assenza del numero legale di consiglieri, però, la votazione sulla pratica era saltata perché la seduta del parlamentino savonese era stata sospesa. Una decisione che non era stata accolta positivamente dall’esponente pentastellato che, secondo la ricostruzione dell’accusa, aveva reagito insultando i membri del consiglio comunale dandogli dei “cogl…i”.
Un epiteto che sarebbe stato sentito da alcuni consiglieri di maggioranza ed aveva creato un certo scompiglio in aula tanto che erano intervenuti anche gli agenti della polizia municipale di presidio a palazzo Sisto durante le riunioni del parlamentino. Proprio alla luce della relazione sull’episodio depositata dai vigili, in Procura era stato aperto un fascicolo a carico di Eric Festa che poi era sfociato in un decreto penale di condanna al pagamento di una multa da mille euro. Provvedimento al quale, con l’assistenza dell’avvocato Roberto Suffia, l’esponente del Movimento 5 Stelle si è opposto sostenendo anche che gli accertamenti effettuati dalla polizia muncipale fossero basati soltanto sulle dichiarazioni degli esponenti dell’allora maggioranza.
Il caso è quindi finito davanti al giudice Francesco Giannone. Nella scorsa udienza erano stati ascoltati tre testimoni della difesa, ovvero gli esponenti del Movimento 5 Stelle savonese Manuel Meles, Milena De Benedetti e Andreino Delfino che quel giorno erano presenti, il primo nel pubblico e gli altri due seduti sui banchi dei consiglieri comunali. Tutti e tre avevano spiegato come si erano svolti i fatti dal loro punto di vista ribadendo che Festa, seppur in maniera “colorita”, aveva espresso il suo disappunto per l’ennesima sospensione del consiglio comunale per mancanza del numero legale che avrebbe causato, oltre che la mancata votazione sulla Tari, anche quella su alcune mozioni ritenute importanti per i 5 Stelle.
Secondo la difesa, Festa non avrebbe pronunciato un insulto verso i componenti del consiglio comunale. Insomma, l’esponente dei grillini avrebbe esclamato “che due cogl…i” per esprimere la delusione per la sospensione. La parola incriminata sarebbe quindi stata effettivamente pronunciata, ma in un contesto diverso rispetto all’ipotesi dell’accusa.
Da parte della difesa si preannuncia quindi battaglia sui contenuti della frase detta da Festa, ma la discussione probabilmente si sposterà anche sul piano strettamente giuridico: se il consiglio comunale era sciolto, allora sussistono i presupposti per contestare il reato di oltraggio al corpo politico?



