Savona. Sono state oltre duecentocinquanta, le reti messe a segno da Tonino Sacco, in una carriera giocata ad alto livello, sui campi infuocati della Serie C, partendo dall’esordio, a sedici anni, in prima squadra col Savona, lanciato da mister Malavasi, per poi proseguire con Sestri Levante, Orvietana, Imperia, Casale, Cairese, Novese, Ceriale e Libarna.
Sacco, da sette anni, si dedica, con passione, competenza e professionalità, alla cura del settore giovanile del Vado, allenando la leva 2006/2007.
Quale è il motivo per cui diventa praticamente impossibile, tagliare il cordone ombelicale, con il mondo del calcio?
“L’attrazione verso questo sport è un qualcosa, che solo chi ha giocato a football può capire… Per quanto mi riguarda, il calcio è la mia vita e lo resterà per sempre. Fin dalla prima infanzia, in Calabria, è stata la strada la mia scuola calcio… Lì, si imparava a lottare, a soffrire, ad essere un unico soggetto coi compagni”.
Quanto è difficile allenare i giovani, oggi?
“I tempi sono cambiati, io credo che a tanti ragazzi manchi la voglia, la passione, la fame, che ci hanno permesso di crescere e diventare uomini, oltre che buoni calciatori”.
Il livello degli allenatori del settore giovanile è migliorato, in questi ultimi anni?
“A livello teorico, senz’altro… ma insegnare il gesto tecnico, curare la crescita umana e sportiva, il saper trasmettere idee sportive, è un’altra cosa. Bisogna che le società si affidino a tecnici, che oltre ad essere competenti, siano, prima di tutto, buoni educatori e che sappiano mettere al primo posto il ragazzo e non il proprio ego”.
Quanto è importante, per un tecnico, essere in continuo aggiornamento?
“Credo che un allenatore, nel calcio moderno, debba avere sempre voglia di apprendere e migliorare, per poi mettere tali conoscenze al servizio dei giocatori che allena”.
Ha, dunque, ragione Zinedine Zidane, quando dice: “Sono tante le cose che ancora non so. Allenare è un mestiere duro, che s’impara con il tempo”.





