Savona. Nel settembre del 2017 era finito alla ribalta delle cronache perché per cinque giorni aveva tenuto in scacco il centro cittadino di Savona incendiando a ripetizione decine di cassonetti e cestini dell’immondizia. Una vicenda per la quale un cinquantaseienne, Marco Ganzerla, era finito in manette e, nel marzo scorso, aveva patteggiato due anni di relcusione senza la sospensione condizionale. Per questo motivo, attualmente, l’uomo era detneuto agli arresti domiciliari, ma questa mattina i carabinieri della compagnia di Savona lo hanno nuovamente arrestato con l’accusa di evasione.
L’uomo, infatti, intorno alle 10,30 è stato sorpreso da una pattuglia mentre si aggirava nella zona di piazzale Eroe dei due Mondi. Gli uomini dell’Arma hanno subito riconosciuto Ganzerla e, sapendo che era sottoposto ad una misura cautelare, lo hanno bloccato.
Una volta verificata l’evasione (il detenuto non aveva nessun permesso che giustificasse la sua presenza ai giardini del Prolungamento questa mattina) non hanno potuto fare altro che arrestarlo. Il cinquantaseienne domani mattina sarà processato per direttissima in tribunale.
Nell’ambito del processo relativo ai raid incendiari, Ganzerla era accusato di incendio doloso continuato, evasione e lesioni personali aggravate. Secondo i carabinieri di Savona, che lo avevano identificato e arrestato appunto nel settembre 2017, l’uomo era il responsabile di tutti i roghi che si erano registrati in centro città: 21 incendi appiccati e due tentati. Per incastrarlo era servita una complessa attività investigativa, che aveva impegnato decine di militari in borghese e un lungo studio a tavolino per definire la strategia dell’uomo e riuscire a sorprenderlo.
Il blitz decisivo, che era culminato con l’arresto effettuato dal capitano Alberto Azara, era scattato in piazza del Brandale dove l’ufficiale dell’Arma aveva sorpreso Ganzerla in azione. Nella perquisizione a casa del piromane i carabinieri avevano poi trovato altri oggetti riconducibili agli incendi (accendini e vestiti), mentre le analisi delle altre telecamere che lo avevano ripreso hanno permesso agli investigatori di ricostruire gli altri episodi: Ganzerla utilizzava gli accendini per dare fuoco a degli opuscoli pubblicitari, quindi li gettava nel cassonetto e si allontanava rapidamente.
Oltre ai raid a danno dei cassonetti, Ganzerla doveva rispondere anche dell’accusa di aver dato fuoco alla coperta di un senzatetto che dormiva nella zona del Brandale. Per fortuna in quell’occasione una signora era intervenuta per spegnere il fuoco, salvando l’uomo.
Quando gli inquirenti gli avevano chiesto le ragioni del suo comportamento, Ganzerla si era limitato a spiegare di essere “arrabbiato con tutti” (l’uomo aveva da poco perso il lavoro restando disoccupato).