Liguria. Soddisfazione da parte delle associazioni animaliste e ambientaliste per l’impugnativa da parte del Governo sulla legge regionale che prevede il ricorso di volontari con licenza venatoria per il controllo della fauna selvatica, in particolare del cinghiale.
“Il Consiglio regionale della Liguria inciampa clamorosamente su tre articoli; infatti i ministeri interessati hanno ritenuto le seguenti norme, tra quelle approvate in Via Fieschi , in netto contrasto con la normativa statale del settore – commenta la Lega Abolizione Caccia, tra le associazioni firmatarie di un esposto al Governo inoltrato ai primi di gennaio , che sollevava dubbi sulle norme regionali oggi impugnate -. E’ reato commercializzare in sagre e manifestazioni gastronomiche la selvaggina abbattuta a caccia (ossia quella non proveniente da allevamenti), e pertanto la Regione non può aggirare (come ha fatto a fine 2017) tale divieto consentendo comportamenti che in tutta Italia sono penalmente sanzionati; le norme nazionali mirano infatti ad evitare che fenomeni di lucro contribuiscano ad impoverire il patrimonio faunistico, anche per esemplari morti appartenenti a specie cacciabili”.
“Inoltre – spiega l’associazione -, per il controllo faunistico nei periodi e nelle zone di divieto di caccia la Regione non può avvalersi di cacciatori privati a qualunque titolo, dato che tale funzione è competenza esclusiva degli agenti pubblici di vigilanza venatoria; peraltro la Corte Costituzionale aveva già censurato la Regione Liguria (così come Veneto e Friuli) lo scorso giugno per una disposizione assai simile; del resto la Regione Liguria aveva colpevolmente scelto di assorbire (nel gennaio 207) solo 20 su complessivi 80 degli ex agenti di polizia provinciale, col disastroso risultato di picconare la vigilanza nel territorio rurale; inutili pertanto le finte lamentele dell’assessore regionale Mai, che da tempo rifiuta ogni critica e suggerimento sulla necessità di rispettare i principi quadro statali sull’argomento, evidentemente mal consigliato dal proprio staff”.
“La Regione Liguria ha tentato di sostituire le prescritte autorizzazioni idrauliche, concernenti una serie di interventi in alveo (inclusa la movimentazione di materiale litoide o la manutenzione di manufatti) da parte di soggetti privati e pubblici, con una mera comunicazione alla Regione stessa entro 30 giorni prima dalla data di inizio attività. Ciò appare in contrasto con le disposizioni nazionali (Testo Unico sulle opere idrauliche) in materia autorizzativa per tali attività”.
“Il dilettantismo allo sbaraglio di amministratori e dirigenza della Regione Liguria sui tempi faunistici ed ambientali è arrivato ormai a livelli surreali; si è perso il conto dei provvedimenti amministrativi in materia di ambiente e fauna selvatica annullati dai giudici amministrativi, nonché delle leggi regionali impugnate e poi annullate dalla Corte Costituzionale in questo settore” conclude la Lega Abolizione Caccia.

