Pietra Ligure. “Dalle vacanze di Natale abbiamo la fogna che passa nella strada pubblica, ci dobbiamo passare tutti i giorni sopra, i bambini ci camminano e anche gli animali”. A scrivere queste parole, esprimendo la loro rabbia e preoccupazione, sono alcuni residenti di via san Francesco a Pietra Ligure che, attraverso una lettera inviata alla redazione di IVG.it, spiegano le ragioni della loro protesta.
Secondo la ricostruzione della vicenda – effettuata dagli stessi residenti della zona – il casus belli andrebbe individuato in un fatto avvenuto 10 mesi fa. Protagonista di questa storia sarebbe il proprietario di un terreno di via San Francesco, all’interno del quale si è rotto un tubo della fogna.
I residenti del quartiere, inoltre, rendono noto di aver effettuato delle segnalazioni direttamente all’Arpal, all’ufficio igiene e a quello tecnico del Comune, sino ad arrivare al sindaco di Pietra Ligure: “È stato fatto anche un esposto sulla vicenda, ma ad oggi nulla è stato fatto” aggiungono i residenti della via pietrese.
Ad ora la situazione rimane in una fase di stallo, con rimbalzi di competenze che si susseguirebbero di giorno in giorno: “Il proprietario del terreno dice che non è di sua competenza, il Comune manda lettere dell’avvocato e intanto noi siamo costretti a vivere con la puzza e la fogna di altri che ci passa davanti a casa, con rischi ambientali e igienici”.
Gli abitanti del quartiere, infine, concludono il loro messaggio manifestando i loro timori per la salute delle persone: “Ci stiamo chiedendo se c’è bisogno di contrarre qualche malattia per essere ascoltati”.
Sul caso sollevato dagli abitanti di via San Francesco è intervenuto anche il sindaco Dario Valeriani: “Aveva già visto di persona la grave situazione ambientale e sanitaria che si è creata e sono stati effettuati sopralluoghi e verifiche da parte della polizia municipale, anche con l’ausilio del personale tecnico del Comune. Vedremo se ci sono responsabilità che si stanno accertando”.
“Quello che posso dire è che il Comune, considerato che il privato non vuole intervenire, è pronto ad agire direttamente per risolvere il problema e rifarsi del lavoro svolto sul soggetto responsabile del danno procurato”.









