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Ammanchi nelle casse del Comune di Calice: una condanna e tre assoluzioni

Nei guai erano finiti gli ex direttori della Carisa di Calice, il revisore dei conti del Comune e un fornitore dell'ente

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Ammanchi nelle casse del Comune di Calice: una condanna e tre assoluzioni
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Tovo/Calice. Si è chiuso con una condanna e tre assoluzioni il processo relativo alla vicenda degli ammanchi nelle casse del Comune di Calice Ligure che vedeva a giudizio due direttori di banca, il titolare di un’impresa e un revisore dei conti.

Questa mattina il collegio del tribunale ha condannato a tre anni di reclusione (oltre all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni) Domenico Miele, rappresentante di un’azienda editoriale e fornitore del Comune di Calice, per le accuse di corruzione e falso. Sono invece cadute tutte le accuse che venivano contestate a Francesco Gaglianone (avvocato Luca Barbero), direttore dal 2009 al 2014 della filiale di Calice della Cassa di Risparmio di Savona, il suo predecessore Alessandro Podestà (avvocato Roberta Ramelli), direttore dal 2006 al 2009, Marco Guiot (avvocati Mariangela Piccone e Paola Devincenzi), commercialista e revisore dei conti per il Comune di Calice.

I due direttori di banca sono stati assolti per non aver commesso il fatto dalle accuse di peculato, mentre Guiot è stato assolto dal reato di falso perché il fatto non sussiste (la stessa contestazione era mossa anche nei confronti di Gaglianone che è stato prosciolto con la stessa formula). Per conoscere i motivi della decisione bisognerà attendere 90 giorni.

Domenico Miele (che era assistito dall’avvocato Giovanni Parascosso) è stato anche condannato al risarcimento danni nei confronti del comune di Calice Ligure, parte civile nel processo (il danno dovrà essere quantificato con un altro giudizio, ma il tribunale ha già disposta la confisca di beni per l’uomo per un valore di 22 mila euro).

L’inchiesta aveva preso le mosse dalla tragedia del ragioniere Paolo Bolia, funzionario e gestore della contabilità dell’amministrazione comunale, che nell’aprile del 2014 si era tolto la vita. Le indagini sulla morte di Bolia avevano permesso di scoprire che dalle casse del Comune di Calice, tra il 2003 e il 2014, erano spariti circa 2 milioni di euro, un ammanco che secondo il pm Ubaldo Pelosi era imputabile proprio al ragioniere morto suicida che, anno dopo anno, si sarebbe appropriato del denaro pubblico.

Bolia non avrebbe però agito da solo, ma secondo la Procura il suo comportamento era stato favorito appunto anche da alcuni professionisti e fornitori che lavoravano con l’ente comunale. Si trattava appunto di Gaglianone, Podestà, Guiot e Miele per i quali il pm aveva chiesto una condanna per le accuse, in concorso e a vario titolo, di peculato, falso e corruzione.

In particolare i due direttori della filiale Carisa, che svolgeva servizio di tesoreria per il Comune, erano accusati di aver erogato denaro dell’ente (anche contante) a Bolia davanti a mandati di pagamento falsi oppure irregolari. Per quanto riguarda il commercialista Guiot l’accusa, di fatto, era di non essersi accorto delle irregolarità commesse da Bolia nella gestione della contabilità e di aver quindi attestato la regolarità dei documenti contabili (mandati di pagamento compresi).

Infine per Miele, fornitore del Comune, l’accusa era di falso e corruzione perché, secondo la tesi della Procura, avrebbe avvallato la compilazione da parte del ragioniere di mandati di pagamento irregolari con importi superiori a quelli reali o interamente falsi consegnando all’ente fatture con cifre gonfiate (tra gennaio 2012 e marzo 2014, l’importo figurato era di 22 mila euro a fronte di prestazioni reali per 3 mila euro). Documenti grazie ai quali Bolia sarebbe riuscito a farsi consegnare in banca i soldi in contante prelevati dalle casse del Comune.

Secondo gli accertamenti contabili effettuati per conto della Procura erano migliaia i mandati di pagamento irregolari (o perché privi di pezza giustificativi o perché accompagnati da un’autorizzazione irregolare o poco pertinente).

Il pm aveva chiesto quattro e sei mesi di reclusione per Gaglianone, tre anni e due mesi per Podestà, un anno per Guiot e tre anni per Miele.

Olivia Stevanin
25 Ottobre 2017 alle 16:26
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