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Savona, quando i miracoli diventano realtà: ascensore per la bimba disabile della Darsena, via al cantiere

Il progetto era stato fermo mesi a causa dei vincoli della Soprintendenza, dopo tanti ostacoli finalmente sono iniziati i lavori

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Savona. “Il più bel cantiere che sia mai esistito su tutta Savona”. Poche parole, ma un significato immenso. Sono quelle con cui la mamma della bambina disabile della Darsena ha annunciato l’inizio dei lavori per costruire un ascensore che potrà cambiare la loro vita.

La storia è molto nota e sentita a Savona, e va avanti da tre anni. La famiglia vive in un palazzo di vico del Molo nel quale non è presente un ascensore. Per questa ragione la vita della piccola, affetta da parziale cecità e con un ritardo psicomotorio che le permette di deambulare in autonomia ma attraverso alcuni ausili, negli ultimi anni è stata complicata: “Per tre anni l’abbiamo portata in braccio per 4 piani“, racconta la madre.

Fin da subito si è pensato ad installare un ascensore esterno che potesse restituirle l’autonomia e la dignità e di poter entrare ed uscire da casa senza aiuti, ma la buona volontà della famiglia e dei condomini si era scontrata con i “paletti” della burocrazia ed i vincoli della Soprintendenza: quel palazzo non poteva essere “deturpato” da un ascensore esterno, almeno non in modo semplice. E così, mentre da un lato la famiglia valutava anche l’opportunità di traslocare altrove, dall’altro grazie al nullaosta dei condomini (alcuni hanno anche contribuito economicamente), a mesi di correzioni e aggiustamenti ed all’aiuto dell’ufficio tecnico del Comune, alla fine si è giunti a una soluzione: un ascensore parzialmente in vetro e parzialmente in muratura, che “mimetizzasse” il più possibile la struttura nella facciata.

Ieri, finalmente, quel cantiere a lungo sognato ha perso i contorni del miraggio per diventare realtà. “Arrivare a questo cantiere oggi per noi é davvero un miracolo – racconta la mamma – Stamattina mia figlia era incredula quanto noi, alla notizia che Babbo Natale quest’anno potrà portarle un regalo enorme avendo l’ascensore disponibile mi ha detto ‘ma non ci posso credere!!’. Lei ha una sensibilità pazzesca… quando è iniziato l’iter aveva 4 anni, oggi ne ha 7 e pesa molto di più, ma soprattutto ora capisce la gravità della situazione. Mille volte ci ha chiesto se suo padre aveva mal di schiena per colpa sua… e vederle subire per tre anni anche questo é stato peggio che confrontarsi la burocrazia“.

La lotta, infatti, è stata tutta legata alle mille “carte bollate”, sia per i vincoli già citati sia, soprattutto, poiché la piazza è a tutti gli effetti di proprietà di un condominio. “La piazza è privata ma ad uso pubblico – racconta la donna – e noi per poter costruire, dopo che i vincoli di Soprintendenza e Comune hanno reso necessari quasi 15 progetti per via delle molte integrazioni richieste, abbiamo anche dovuto comprare l’area chiedendo nel contempo al Comune di rinunciare all’uso pubblico”.

Un iter lunghissimo ed estremamente complicato: “Per raccogliere 44 procure dei proprietari io e mio marito abbiamo dovuto fare il porta a porta – confida la mamma della piccola – chiedendo alle persone di portare documenti e atti di proprietà all’amministratore e raccogliendo tutto per fare l’atto di compravendita per il notaio. Solo la raccolta delle 44 procure ha richiesto un anno, e tutto per un’area di 3 metri per 3. Poi per fortuna, o grazie alla mano di Dio, in un mese e mezzo ma la situazione si é sciolta: le persone si sono recate dal notaio, anche venendo da fuori regione o fuori Italia, perché hanno capito l’urgenza di firmare per farci avere pieni diritti sull’area”.

Il sostegno delle persone, dunque, è stato fondamentale: “Nel quartiere ci hanno sostenuto tutti, i condomini e l’amministratore – ricorda grata la donna – ci hanno addirittura venduto l’area a titolo gratuito. Hanno fatto chiamate, riunioni straordinarie, raccolto documenti, aiutandoci a sensibilizzare chi doveva muoversi per farci diventare proprietari. Ci hanno facilitato tantissimo, come anche le segretarie dello studio notarile che hanno telefonato uno per uno ai 44 proprietari per fissare le firme per le procure. Senza il sostegno di chi ci ha creduto insieme a noi e si è prodigato per aiutarci, sarebbe stato tutto molto più complicato e doloroso”.

Una lotta coronata da un successo spesso sembrato irraggiungibile, e che i genitori della bimba hanno portato avanti non solo per se stessi. La donna infatti è vicepresidente di un’associazione che sostiene i neogenitori che affrontano la disabilità del proprio figlio: “L’abbattimento e l’inclusione deve essere per tutti – sostiene – I genitori che affrontano queste odissee vanno sostenuti, perché non tutti riescono a mettersi in trincea, affrontando mortificazione e sconfitte, cadendo e rialzandosi”. Il premio, però, vale qualsiasi sforzo: “Stasera non vedo l’ora che mia figlia rientri a casa – conclude la madre – per vedere la sua gioia. La riconquista della sua dignità e della sua autonomia per noi è tutto“.

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