Borgio Verezzi. E’ possibile ridere e divertirsi con una vicenda ambientata durante la seconda guerra mondiale? La risposta è affermativa se si parla de “La cena delle belve”, la brillante commedia francese dell’armeno Vahè Katchà, che dopo aver vinto in Francia tre Premi Molière (migliore spettacolo privato, migliore adattamento e migliore messa in scena), arriva per la prima volta in Italia, dove debutta il 22 agosto in piazza Sant’Agostino, ore 21:30 (repliche il 23 e 24 agosto) al 51° Festival Teatrale di Borgio Verezzi.
Ad interpretare la commedia, un affiatato cast di bravissimi attori: Gianluca Ramazzotti, Marianella Bargilli, Maurizio Donadoni (vincitore fra l’altro del Premio Veretium 2017), Giancarlo Ratti, Emanuele Salce, Silvia Siravo, Francesco Bonomi e Ralph Palka. La regia associata è di Julien Sibre e Virginia Acqua.
Già da qualche anno il vulcanico produttore (qui anche interprete) Gianluca Ramazzotti pensava di portare in Italia Le repas des fauves (La cena delle belve). Ne aveva affidato la traduzione al maestro Vincenzo Cerami, che aveva accettato volentieri dopo aver letto l’originale, ambientato a Parigi.
“Ma il tempo passava e non arrivava nulla” – ricorda Ramazzotti – “Non sapevo che lo scrittore stesse male. Nonostante questo, con grande professionalità, nel febbraio del 2013 mi fece pervenire il lavoro: l’ultima sua fatica prima della scomparsa”. Dopo “Un borghese piccolo piccolo”, “La cena delle belve” rappresenta il secondo omaggio del 51° Festival Teatrale alla memoria di Cerami, grande personaggio della cultura italiana.
Ma veniamo alla trama dello spettacolo: la vicenda presenta la storia di sette amici che, nell’Italia del 1943, durante l’occupazione tedesca, si trovano per festeggiare il compleanno del loro ospite. Una serata diversa, per staccare un po’ la mente dalle tragedie delle guerra. Ma un improvviso episodio drammatico cambia l’andamento della piacevole serata e… comincia qui La cena delle belve, uno spettacolo che prende per mano lo spettatore e lo coinvolge emotivamente fino all’inaspettato finale, costretto ad identificarsi in ciascuno dei sette personaggi: il libraio e sua moglie che organizzano la cena, il medico che non nasconde il suo interesse per l’occupante tedesco; un reduce di guerra con sguardo gioioso sulla vita, una giovane vedova tentata dalla Resistenza; un omosessuale cinico e un affarista collaborazionista; …fino a domandarsi: cosa farei al loro posto?
Il testo, di grande qualità, alterna momenti di alta tensione a momenti di risate e vero divertimento; lo humor nero, ben miscelato, impreziosisce l’opera, e l’assurdità di alcune situazioni spesso si presta al sorriso. Uno spettacolo in cui il genio di Katchà dipinge senza compiacimento la natura umana, con un realismo crudo in cui l’ironia è sempre presente.
Stefano Delfino, direttore artistico del Festival, afferma: “Una chiusura di grande suggestione per il 51° Festival, con una commedia di qualità, che ha vinto ben tre premi Moliére a Parigi, un testo intrigante e coinvolgente, un cast straordinario affiatato da mesi di prove e da legami di amicizia. Siamo tutti ansiosi di vedere in scena questo straordinario lavoro, che vogliamo dedicare con affetto e stima alla memoria di Vincenzo Cerami.”
