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Regione, approvata la riforma sull’edilizia pubblica. Toti: “Liguri e italiani al centro”. Le minoranze: “Legge sbagliata”

Il governatore: “La riforma garantisce più equità, più giustizia, più investimenti, più case a chi ne ha bisogno”

palazzo regione

Regione. “Da oggi i liguri e gli italiani sono al centro delle politiche di edilizia residenziale pubblica. Questa riforma garantisce più investimenti, più equità, più giustizia, più case e più facilità di accesso a chi davvero ha bisogno di un alloggio pubblico, in modo da evitare sprechi e inefficienze. I nuovi criteri di assegnazione delle case Erp sono legge regionale”. Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, dopo l’approvazione in consiglio regionale della riforma sui criteri di assegnazione degli alloggi pubblici. La riforma è passata con 16 voti favorevoli (maggioranza di centrodestra)  e 13 contrari (Pd, Movimento 5 Stelle, Rete a Sinistra & Liberamente Liguria).

“Questa è una riforma vera, coraggiosa, moderna, dinamica e al passo con i tempi che stiamo vivendo – aggiunge l’assessore all’edilizia, Marco Scajola – È un primo passo importante che apre le maglie dell’edilizia pubblica a una serie di soggetti in difficoltà che prima erano esclusi dai bandi per l’assegnazione degli alloggi: in primis gli italiani, coloro che risiedono da più anni in Liguria, gli anziani, i portatori di handicap, le famiglie con malati terminali a carico, le giovani coppie, i genitori separati, le madri sole con figli, solo per citarne alcuni. Queste persone rappresentano un mondo che fino ad oggi non aveva avuto risposte concrete dalle Istituzioni”.

“Da oggi – prosegue Scajola – gl italiani sono al centro. Chi oggi vive in un alloggio di edilizia pubblica potrà, per gravi motivi di salute o per motivi di lavoro, spostarsi in altre province, avendo le stesse garanzie e il medesimo trattamento. Questo fino ad oggi non era permesso. Fino ad ora, poi, per presentare richiesta di accesso all’edilizia pubblica ci si doveva rivolgere esclusivamente al proprio comune di residenza: d’ora in avanti sarà possibile fare richiesta anche ai comuni vicini, purchè nello stesso bacino”.

consiglio regionale liguria

“Questa riforma – prosegue l’assessore regionale all’edilizia – non chiude porte a nessuno ma, anzi, apre le porte alle tante famiglie in difficoltà che purtroppo sono in costante crescita. I fondi, poi, verranno utilizzati meglio per realizzare interventi di riqualificazione e di nuova edilizia pubblica. Si tratta quindi di un grande lavoro, che i cittadini attendevano dal 2004. Ringrazio il presidente Toti, tutta la Giunta e i consiglieri di maggioranza, perché con un lavoro di squadra abbiamo raggiunto un risultato importante, mantenendo l’impegno assunto con i cittadini nel 2015. Ringrazio anche i comitati dei diversi quartieri e le associazioni degli inquilini: con loro non è mai mancato il confronto costruttivo e collaborativo. Con questa riforma – conclude Scajola – la Liguria fa un notevole passo in avanti, nell’attenzione e nella cura dei più deboli e più sofferenti”.

rixi bomboniere

L’assessore Edoardo Rixi nota: “La legge, che abbiamo approvato oggi in Regione, stabilisce finalmente regole eque per l’accesso all’edilizia pubblica e difende il diritto alla casa dei genovesi e dei liguri che pagano le tasse. Grazie a questa riforma diamo una risposta concreta al fabbisogno abitativo delle famiglie con disabili, degli anziani, padri e madri separati in situazioni economiche di difficoltà. Dimostrare di avere la residenza da dieci anni sarà la condizione necessaria per ottenere una casa popolare: un atto di assoluto buon senso che i liguri aspettavano da tempo. Ora bisogna cambiare passo nella manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili”.

Alessandro Piana e Stefania Pucciarelli, consiglieri regionali della Lega Nord, aggiungono: “”Siccome gli alloggi di edilizia residenziale pubblica disponibili sono pochi, secondo l’opposizione in Regione non dovrebbero essere assegnati prioritariamente a malati, portatori di handicap, anziani ultra65enni, genitori separati, giovani coppie, persone sole con minori e forze dell’ordine, ma agli immigrati o a chi ha commesso dei reati gravi. Noi, invece, abbiamo dimostrato coi fatti che prima devono venire gli italiani in difficoltà e le persone oneste”.

“Se è vero che siamo stati accusati di usare uno slogan, è altrettanto vero che oggi, dai banchi del Pd e del resto della minoranza, è emerso lo slogan contrario: prima tutti gli altri e poi gli italiani.
In realtà, siamo in un momento di crisi profonda, non ci sono segnali di ripresa ed è quindi necessario che le istituzioni tutelino al massimo i propri cittadini, che soffrono di una grave condizione di disagio. E’ necessario fare in modo che il sistema dell’edilizia residenziale pubblica funzioni e che le regole siano il più possibile chiare ed omogenee sul territorio, in modo tale da dare soluzioni idonee e certezza del diritto”.

“Le nostre proposte di legge non servono per portare avanti conflitti politici, ma per tutelare l’interesse dei liguri e, in particolare, chi soffre di reali problemi e difficoltà in un momento di crisi come quello attuale. Nel caso specifico, il requisito della residenza da almeno 10 anni per gli immigrati regolarmente soggiornanti in Italia è stato inserito perché non bisogna chiudere la porta quando è reale la volontà di stabilizzarsi e di appartenere ad un determinato territorio, inserendosi in una comunità e dimostrando di avere le necessarie qualità per continuare a starci”.

“Oggi il problema concreto è che nelle graduatorie, visti i tanti anni di politiche molto espansive e ultratolleranti della sinistra buonista, si è fatto in modo che gli alloggi popolari finissero in mano principalmente a stranieri provenienti da paesi economicamente più poveri, senza pensare che tali persone sono già aiutate dai servizi sociali dei Comuni che ricevono finanziamenti anche dalla Regione. Questi, quindi, non si muovono, sono restii a lavorare regolarmente o non trovano lavoro, fanno tanti figli e, alla fine, diventa sempre più difficili sfrattarli anche in caso di morosità.
In altre parole, con questo provvedimento di legge, la giunta Toti, su proposta della Lega, ha mirato ad avere una maggiore rispondenza a quelle che sono le reali necessità della popolazione ligure, rispetto al disastro registrato in dieci anni di malgoverno del centrosinistra”.

Andrea Costa (Liguria Popolare) commenta: “Oggi è una giornata importante per i cittadini liguri. A seguito del via libera della 4^ commissione, da me presieduta, il consiglio regionale odierno ha approvato la modifica alla legge regionale numero 10 del 2004 con i nuovi criteri per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Questa è una vera riforma. Il percorso che ha portato a questa modifica è stato caratterizzato da un confronto costruttivo con tutte le parti interessate, come ad esempio gli inquilini e l’ Associazione dei padri di famiglia”.

“Si tratta di una modifica che introduce profonde novità sui criteri per l’assegnazione degli alloggi di edilizia popolare che senz’altro andranno incontro a chi maggiormente ha necessità di una casa e non è nelle condizioni di soddisfare la sua esigenza sul mercato privato. Inoltre individua categorie sociali a cui assegnare gli alloggi disponibili. Si tratta, in particolare, di nuclei familiari al di sotto della soglia di povertà assoluta: anziani ultra sessantacinquenni, nuclei familiari con soggetti disabili o malati terminali, giovani coppie di età non superiore ai 35 anni con figli, nuclei familiari soggetti a procedure esecutive di rilascio, genitori separati o divorziati, persone sole con minori”.

“Può ottenere l’alloggio anche un coniuge separato o divorziato, proprietario di un’abitazione ma che, a seguito di decisione giudiziale, non ha più la disponibilità dell’alloggio. I nuovi criteri di assegnazione privilegiano il concetto della radicalizzazione sul territorio regionale dei richiedenti. In particolare è richiesto per gli stranieri il soggiorno regolare decennale sul territorio nazionale e per tutti la residenza quinquennale anagraficamente accertata in regione”.

Costa sottolinea che la nuova modifica agevola la vendita di immobili inutilizzati e il ricavato sarà utilizzato in programmi di costruzione, acquisto o recupero di alloggi pubblici, al fine di ampliare l’offerta a canone sociale: “Una legge – conclude – che riconosce diritti a chi prima non li aveva! Crea condizioni affinché si possano costruire nuovi alloggi. Inoltre attraverso l’operazione EnerShift da un milione di euro di fondi europei si potranno riqualificare alloggi per almeno 3.500 famiglie liguri. Con queste motivazioni ho espresso convintamene il mio voto favorevole”.

A margine dell’approvazione della riforma, è stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, sottoscritto da tutti i gruppi, che impegna la giunta a “prevedere che nei criteri per l’assegnazione e la gestione degli alloggi Erp, gli assegnatari di alloggi a canone moderato, che si trovano in comprovate difficoltà economiche tali da non poter far fronte al pagamento dell’affitto e il cui reddito rientra nei limiti previsti per l’assegnazione degli alloggi Erp, possano partecipare ai bandi per l’assegnazione di alloggi Erp.

Il documento prevede, inoltre, di avviare una iniziativa nei confronti dei Comuni e di Arte affinché, attraverso una ricognizione sui rispettivi patrimoni, possano modulare i limiti di costo delle manutenzioni ordinarie e dell’adeguamento alle vigenti norme in materia di sicurezza, al di sotto dei quali l’alloggio inutilizzato possa essere messo a bando, con la previsione dell’impegno dei futuri assegnatari, tenendo conto delle loro condizioni di reddito, a eseguire i lavori attraverso un’apposta convenzione nella quale si impegnano ad anticipare le spese che saranno decurtate dal canone.

Ecco i punti principali della riforma: vendita immobili di pregio inutilizzati per recuperare risorse da destinare a programmi di costruzione, acquisto e recupero di alloggi pubblici; bando per assegnazione degli alloggi ogni due anni; principali requisiti per l’accesso agli alloggi sono per gli stranieri residenza da 10 anni sul territorio nazionale e per tutti da 5 anni nel bacino di utenza del Comune che emana il bando e l’assenza di condanne penali passate in giudicato ad eccezione di coloro che hanno concluso un percorso di riabilitazione.

Ancora, il 50 per cento alloggi sarà destinato a nuclei familiari sotto la soglia di povertà assoluta; l’altro 50 per cento a nuclei familiari in possesso dei requisiti o altri soggetti ‘fragili’ (anziani ultra 65enni; nuclei familiari con disabili o malati terminali a carico; giovani coppie con età non superiore a 40 anni con figli; appartenenti alle forze dell’ordine; nuclei familiari soggetti a procedure esecutive di rilascio; genitori separati o divorziati; persone sole con minori; nuclei familiari in condizioni abitative improprie); l’atto convenzionale ha durata di 8 anni, rinnovato alla scadenza previa verifica del mantenimento dei requisiti per la permanenza; ol superamento del parametro dell’Isee del nucleo familiare per cinque anni consecutivi determina la decadenza dei diritto; entro sei mesi da entrata in vigore della legge gli enti gestori devono adottare un sistema di pronto intervento, ascolto, intermediazione sociale dell’utenza per garantire una risposta tempestiva a problemi di manutenzione, sicurezza e vivibilità dei quartieri.

Le minoranze consiliari non condividono l’ottimismo dell’amministrazione regionale. “Ancora passi indietro, ancora modifiche e correzioni – dicono dal gruppo del Pd – La legge Toti-Scajola sulle case popolari, pur rimanendo sbagliata e incostituzionale, è stata sensibilmente modificata grazie al lavoro del Partito Democratico e di tutta l’opposizione, ma soprattutto grazie alla tenacia dei comitati e dei sindacati degli inquilini e dei tanti cittadini che in questi giorni sono venuti in Consiglio regionale per far sentire la propria voce”.

Raffaella Paita Consiglio regionale

“Dopo aver fatto marcia indietro sulla rinnovabilità dei contratti di locazione, sulla sublocazione e sulla perdita dei requisiti per rimanere in un alloggio a seguito dell’aumento dell’Isee, oggi l’assessore Scajola è tornato sui propri passi anche sulla scelta (incostituzionale) di togliere il diritto a un alloggio popolare a chi ha subito condanne penali, ma ha estinto il proprio debito con la giustizia ed è stato riabilitato. Scajola ha accolto anche due emendamenti del Pd che allargano la platea di coloro che possono richiedere un alloggio Erp. Grazie al Partito Democratico, infatti, potranno accedere alle graduatorie anche le famiglie numerose che vivono in case troppo piccole e le giovani coppie con figli fino a 40 anni e non più fino 35 com’era previsto nella prima versione. Insomma una legge modificata e rattoppata in continuazione, che però presenta ancora gravi problemi che metteranno in seria difficoltà i liguri che già vivono in questi alloggi”.

“Si va dal reddito dei figli, che la legge del centrosinistra conteggiava sull’Isee soltanto dopo dieci anni mentre Scajola dimezza questa soglia, e si arriva all’assurdità dei 5 anni di residenza nei bacini territoriali necessaria per poter chiedere una casa popolare. Una forte limitazione per la mobilità dei liguri che se si spostano da una città all’altra entro i confini della regione devono comunque attendere cinque anni prima di richiedere un alloggio Erp. Inoltre i nuovi criteri di assegnazione, con l’individuazione di nove soggetti abilitati ad accedere alle graduatorie, contribuiranno a una straordinaria confusione, con il rischio di fare nove graduatorie al posto di una sola, eludendo di fatto l’Isee e lasciando spazio a un’enorme discrezionalità nelle scelte, oltre a penalizzare le fasce più deboli collocate sotto la soglia di povertà”.

“Questa legge, come sa bene il centrodestra, è palesemente incostituzionale a partire dal vincolo di dieci anni di residenza in Italia e quindi verrà respinta dal governo e dalla Consulta. Un altro ‘successo’ per la maggioranza guidata da Toti i cui provvedimenti, oltre a essere molto spesso modificati in aula, vengono anche sistematicamente bocciati dallo Stato”.

Andrea Melis

Per Andrea Melis, consigliere MoVimento 5 Stelle Liguria, si tratta di “un provvedimento inutile e dannoso e una grande occasione persa per mettere ordine alla situazione caotica in cui versa l’edilizia popolare ligure e a dare risposte ai cittadini alle prese, oggi più che mai, con una crisi economica e sociale senza precedenti. Nonostante i passi avanti di ieri, grazie al nostro pressing, che ha convinto l’assessore Scajola a tornare sui propri passi sulla sublocazione e sugli sforamenti Isee, restano ancora tanti, troppi, nodi irrisolti nel Ddl 150 approvato oggi in Aula, con il voto contrario del MoVimento 5 Stelle. Se la Giunta Toti avesse voluto fare una vera riforma dell’edilizia residenziale pubblica, avrebbe dovuto fare prima luce sul ruolo delle Arte regionali.
Oggi le Arte sono tenute a mantenere un equilibrio economico e ciò le spinge inevitabilmente a privilegiare clienti più agiati e sicuri pagatori, a scapito delle classi più disagiate a maggior rischio morosità. Ma è proprio a loro che un’edilizia popolare degna di questo nome dovrebbe rivolgersi”.

“Il disegno di legge 150, al contrario, mira unicamente a rimettere a posto i conti delle varie Arte liguri. Risultato? Un vero e proprio buco nell’acqua: vendere qualche immobile di pregio è poco più che una goccia nel mare che non contribuire a risanare in maniera significativa un bilancio in pieno rosso. Se le Arte liguri sono ridotte così male (in particolare Arte Genova) è anche grazie alla sciagurata cartolarizzazione dei beni che questa Giunta non ha voluto affrontare, bocciando la nostra richiesta di commissione d’inchiesta che avrebbe potuto aiutare a trovare un modello di governance migliore”.

“Ma, soprattutto, questo provvedimento non aumenta il numero di alloggi di edilizia residenziale pubblica di cui, invece, c’è un forte bisogno in questo momento di crisi. Nel Ddl si parla poi di accesso alle case residenziali dopo dieci anni di residenza, che si ottiene, però, con la regolarità del permesso di soggiorno. In questo modo si creerà un’inevitabile discriminazione tra cittadini comunitari ed extracomunitari, con potenziali profili di incostituzionalità e a rischio di una nuova, ennesima, impugnazione da Roma”.

“Una seria riforma dell’edilizia popolare deve necessariamente partire da una fotografia realistica dello stato socio-economico della Regione Liguria, sempre più schiacciato verso il basso. La vera sfida diventa rivedere i parametri Isee non solo per l’accesso, ma anche per la permanenza, attualmente altissimi e sproporzionati. Manca poi ancora una visiona nazionale unitaria per tutte le regioni. La Regione dovrebbe fare pressione sul Governo affinché si intervenga a livello nazionale con un percorso di revisione e supporto a livello complessivo”.

Conclude Melis: “Insomma, così com’è stato approvato, e al netto di qualche emendamento correttivo che siamo riusciti a far inserire, siamo ancora molto lontani da una vera riforma dell’edilizia popolare in grado di affrontare il vero nodo della questione: il gravissimo disagio socio-economico che attraversa la Liguria, per rispondere al quale oggi abbiamo perso una grande occasione”.

Gianni Pastorino

“Le modifiche sono insufficienti: abbiamo votato contro un disegno di legge particolarmente ingiusto, forse il peggiore di questa legislatura. Il testo è ispirato da presupposti fortemente propagandistici di nessuna utilità – denuncia il capogruppo di Rete a Sinistra Gianni Pastorino – Domani probabilmente la maggioranza potrà reclamizzare “la casa prima agli italiani e ai liguri”. Ma in realtà una legge non finanziata è una vera bufala, quindi lo slogan potrebbe essere: “nessuna casa per nessuno, italiani compresi”. La situazione resta inalterata, nessun miglioramento. Mancano all’appello 8000 alloggi, e su questo piano la legge non fa nulla”.

consiglio regionale liguria

“I veri obiettivi di questa legge sono due: primo, restringere la platea degli aventi diritto a fronte di un incremento della domanda, riconosciuto dalla stessa giunta ma tradito dal testo; secondo, massimizzare il profitto del patrimonio immobiliare, laddove non dovrebbero esserci profitti ma solo finalità sociali, trasformando Arte in una maxi agenzia immobiliare – rincara il consigliere regionale di Liberamente Francesco Battistini – L’articolo 4 sembra essere il ‘manifesto dell’emarginazione e della discriminazione’. Il comma 1 è lesivo nei confronti degli immigrati, comunitari e non, il comma 2 è lesivo nei confronti degli italiani (definiti ‘autoctoni’ dal centrodestra), il comma 3 rischiava di essere lesivo dei diritti dell’uomo. Per fortuna, grazie ai nostri interventi, la maggioranza ha capito: marchiare a vita una persona che ha pagato il proprio debito con la giustizia non fa altro che consegnarla a un destino di degrado umano”.

“La legge Scajola è caratterizzata da una serie di incongruenze: sarà certamente impugnata dal governo, come accaduto molte altre volte in questa legislatura. E in questo caso non perché il governo sia cattivo o di segno opposto, ma perché esistono sentenze precedenti con cui la Consulta ha cassato vincoli temporali più contenuti rispetto a quelli proposti dal centrodestra a trazione leghista – sottolineano Pastorino e Battistini – E’ addirittura incomprensibile, al di là dei furori propagandistici, la norma che prevede 5 anni di residenza nel comune in cui si partecipa al bando di assegnazione Erp. Norma che colpisce tutti, anche gli italiani e i liguri. È totalmente in antitesi con questi tempi, in cui le persone sono obbligate a spostarsi per trovare lavoro. Perché limitare questi diritti? Siamo tornati ai tempi dei campanili e dei comuni: tutti asserragliati in casa propria, quando invece la politica nazionale è sempre ben disposta ad assecondare la richiesta di mobilizzare il lavoro che i grandi potentati industriali pretendono”.

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