Sguardo al 2020

Sanità, Porfido “tira le orecchie” ai sindaci: “Lottare per un ospedale o un Dea non ha più senso, il futuro è la rete”

Il direttore generale di Asl 2 spiega che "ormai nel mondo si ragiona in modo diverso, la contrapposizione tra ponente e levante mi ha stupito"

Provincia. “Quanti ospedali a Savona nel 2020? Due, esattamente come oggi: e mi stupisce doverlo spiegare io ai sindaci…”. Musica e parole di Eugenio Porfido, direttore generale dell’Asl 2, a cui IVG ha chiesto di dipingere un rapido “ritratto” della sanità savonese dei prossimi anni.

L’occasione è la presentazione del laboratorio di make-up per le pazienti oncologiche, un progetto presentato ieri al San Paolo. Una di quelle idee, ha sottolineato Porfido, che pur con una spesa ridottissima possono fare la differenza per le persone: “La qualità in sanità non si deve necessariamente ricercare solo negli investimenti e nelle innovazioni – chiarisce – qualità è attenzione al malato e ai suoi problemi, nella sua complessità e pienezza”.

I futuro prossimo, per la sanità savonese, si chiama Ortopedia ad Albenga. Il reparto è ancora chiuso, tra le proteste del territorio ed i timori degli ex dipendenti: “Qualche ritardo è normale – ammette Porfido – a volte avviene su impegni di questo genere, che sono importanti. Ma si va avanti. I tempi tecnici per una gara di queste dimensioni non sono certamente brevi… e d’altra parte dobbiamo mantenere la massima attenzione perchè sono denari pubblici, soldi di tutti, e bisogna stare attenti a come li si spende”.

Ma immaginando la sanità del futuro, soprattutto, è impossibile non ricordare le fortissime polemiche innescate dai sindaci dei due comprensori nell’ultimo periodo, con quelli del ponente a difendere il nosocomio di Albenga ed il Dea di II livello di Pietra Ligure contro i colleghi del levante savonese, più propensi invece a ragionare su un unico Dea a San Martino e a una maggiore centralità dell’ospedale di Savona.

Polemiche che, spiega Porfido, lo hanno lasciato perplesso: “Ero stupito da una parte da questa estrema attenzione all’ospedale, perchè in realtà la sanità si fa sul territorio e parte dall’individuazione dei bisogni; e dall’altra da questa contrapposizione tra i due presidi, tutta giocata sull’emergenza-urgenza e sul dipartimento. Anche in questo caso l’emergenza si gestisce a partire dai territori: in tutti i Paesi a livello internazionale si parla di medicalizzazione precoce, stabilizzazione del paziente, messa in sicurezza e trasporto verso l’ospedale più appropriato per quelle patologie… tant’è che si comincia a superare il concetto di dipartimento e si parla sempre di più di reti ‘tempo-dipendenti’, cioè il costituire delle reti di strutture e professionisti in grado di rispondere ai tempi brevi dell’emergenza”.

Ed invece, fa notare Porfido, qui si ragiona ancora per campanili. “Due o quattro ospedali nel futuro? Di fatto sono già due, perchè l’organizzazione dell’azienda prevede un unico presidio articolato su due stabilimenti sia a Pietra/Albenga che a Savona/Cairo. Ai sindaci non credo vada spiegato, lo sanno… e tra l’altro è scritto nel piano di organizzazione dell’azienda, fatto prima che arrivassi io. Anche qua un po’ di stupore per il fatto che debba essere io a spiegarlo…”.

E anche la battaglia sul Dea, spiega il direttore generale, ha poco senso. “Nel 2020 non si parlerà neanche più di Dea – chiarisce – ma di reti tempo-dipendenti. La logica del futuro è verso un’organizzazione dipartimentale non per reti gerarchiche ma cooperative, in cui tutti i presidi devono operare nella logica del miglior risultato possibile. Certo ci vuole del tempo, devono cambiare abitudini e mentalità, devono modificarsi le strutture. Ma questo è il futuro”.