Liguria. Sì alla nuova legge sul Tpl che modifica la legge 33/2013 abolendo fra l’altro l’agenzia unica per il trasporto e sostituendo il bacino unico con quattro bacini corrispondenti alle province e alla città metropolitana. La legge è stata approvata con 16 voti su 16 presenti perché l’opposizione nel frattempo aveva lasciato l’aula.
“Una sceneggiata”, per Forza Italia. La maggioranza ha continuato la seduta con i suoi 16
consiglieri su 31. “Non abbiamo chiuso il Consiglio, ma solo contingentato gli ingressi per garantire a un’assemblea democratica, che costa molto ai liguri, il diritto-dovere di lavorare”, ha detto il presidente Giovanni Toti.
“Antidemocratico”, lo attaccano i sindacati. La modifica prevede l’abolizione del bacino unico di servizio, l’abolizione della gara unica per l’affidamento del servizio e la soppressione dell’agenzia regionale del trasporto pubblico locale e l’istituzione di quattro bacini provinciali e quattro gare per affidare il servizio.
“Siamo usciti dall’aula durante il dibattito sulla legge in materia di trasporto pubblico locale, anche se non è stata una scelta semplice, perché questa Giunta sta blindando il Consiglio regionale – affermano le opposizioni -. Una protesta condivisa da tutti i gruppi di opposizione (Pd, M5s e Rete a sinistra) per denunciare la scelta fatta questa mattina dal presidente del Consiglio regionale e dal presidente della Giunta (anche se quest’ultimo non aveva alcun titolo a farlo) di tenere fuori dall’aula dieci lavoratori del Tpl”.
“Una decisione inaccettabile, che dimostra un’escalation preoccupante della riduzione degli spazi di democrazia e partecipazione all’interno dell’istituzione regionale. Non siamo usciti dall’aula perché non avevamo argomenti, come hanno dimostrato i nostri interventi di queste settimane e la nostra relazione di minoranza presentata in Consiglio da Giovanni Lunardon (questa legge, lo ribadiamo, è sbagliata e ci fa tornare indietro anni luce rispetto ai bisogni dei lavoratori e degli utenti del tpl), ma siamo usciti perché non possiamo tollerare che ci possa essere un setaccio preventivo che impedisca ai cittadini di assistere ai lavori del Consiglio. “Toti – precisa la capogruppo Raffaella Paita – è sempre più incupito e nervoso per i suoi rapporti tesi con Berlusconi e per la fine delle sue speranze di leadership nazionale. Ma di questa sua delusione politica non possono pagarne le conseguenze i liguri: metta giù il telefono e si occupi della Regione”.
“Passando alle nostre critiche alla legge sul Tpl: si è spacchettato tutto il sistema ligure, tornando indietro sull’Agenzia e non si è preso minimamente in considerazione l’integrazione ferro gomma. Le tariffe rischiano di aumentare, i servizi di peggiorare e non è escluso che non ci saranno problemi sull’occupazione. Se avessimo affrontato questi problemi come hanno fatto altre regioni avremmo governato la situazione; questa era l’occasione per mettere insieme una politica della mobilità degna di questo nome sul territorio regionale”.
Per il capogruppo regionale della Lega Nord Liguria Alessandro Piana: “I consiglieri del Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Rete a Sinistra, che oggi hanno deciso di abbandonare i lavori dell’assemblea regionale, in cui si stava discutendo la riforma sul Trasporto pubblico locale, hanno fatto una scelta palesemente strumentale. L’opposizione, che ancora una volta ha dimostrato di non avere argomenti, non ha nemmeno avuto il coraggio di votare contro i provvedimenti della Giunta di centrodestra. E’ con il voto in aula che, in democrazia, si attesta la contrarietà ad un provvedimento. In sostanza, è stato solo uno show per i media e non certo un atto concreto a favore dei lavoratori perché, pure in Commissione Trasporti, nessuno di loro si è mai concretamente opposto o ha mai proposto modifiche costruttive alla riforma del Tpl. L’ingresso dei rappresentanti dei lavoratori sugli spalti riservati al pubblico era stato contingentato perché occorreva far rispettare il buon andamento dei lavori, senza troppe interruzioni, così come previsto dal regolamento consiliare. Altro che seduta a porte chiuse e democrazia sospesa. Il presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone non ha fatto altro che rispettare le norme”.