Curiosità giuridica

L’offesa a pubblico ufficiale è “oltraggio” solo se è pronunciata in pubblico

Un bagnino beccato lontano dal trespolo se l'era presa con un militare della Capitaneria: i bagnanti avevano assistito alla scena ed è scattata la condanna

Savona Tribunale

Savona. Se si offende un pubblico ufficiale, essere “in pubblico” oppure no può fare la differenza quando ci si ritrova davanti ad un giudice. La condanna per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale (articolo 341 bis del codice penale) infatti scatta solo se l’offesa è pronunciata “in luogo pubblico o aperto al pubblico” e “in presenza di più persone”.

Un presupposto che però, a dispetto di quello che si potrebbe pensare, non si verifica se le “più persone” sono per esempio i colleghi del pubblico ufficiale che riceve gli insulti. I “testimoni” dell’oltraggio quindi devono essere persone “superpartes” che possano far concretizzare la “diffusione della percezione dell’offesa”.

Presupposti che secondo il giudice si erano verificati il 25 luglio del 2011 quando, in una spiaggia di Albisola Superiore, un bagnino aveva rivolto pesanti offese ad un militare della Capitaneria di Porto che lo stava sanzionando dopo averlo sorpreso lontano dal trespolo.

Il bagnino, un trentenne savonese, non l’aveva presa bene iniziando ad inveire contro il sottocapo della Guardia Costiera (“ma cosa stai facendo? Mica vengo a lavorare qui per pagarti il verbale, ma proprio qui dovete rompere i c…? Vai a fare in c… da un’altra parte”).

Le offese erano state pronunciate davanti a diversi bagnanti che, attirati dalle urla, si erano avvicinati formando un vero e proprio capannello. Per questo, stamattina, l’uomo è stato condannato in tribunale a tre mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena. Se le stesse frasi le avesse pronunciate senza farsi sentire da nessuno, strano a dirsi, oggi sarebbe stato assolto.