Finale Ligure. “Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni”. La frase, dello scrittore e poeta brasiliano Paulo Coelho, si addice perfettamente ai giocatori del Finale, che hanno saputo tramutare in realtà (promozione in Serie D) i sogni d’inizio stagione, quando tutti pensavano ad un campionato “matato” dalla corazzata Sanremo.
E invece l’idea del “calcio fatto in casa”, portata avanti da una oculata dirigenza e magistralmente tradotta in campo dal trainer Pietro Buttu (che rivincita, la sua, dopo l’esonero a Vado dello scorso anno), ha stravolto ogni pronostico, consentendo al Finale di vincere il torneo e riabbracciare la Serie D, a distanza di 51 anni.
Chi ha dato corpo al progetto finalese sono stati i suoi straordinari giocatori, la maggior parte nati e cresciuti nella “cantera” riviarasca, autentici protagonisti di una cavalcata vincente.
Lorenzo Scalia, anche lui “ragazzo del paese”, fin da piccolo ha giocato ininterrottamente con la maglia giallo-rossa, per cui, chi meglio di lui potrebbe incarnare lo spirito di un gruppo umile e al tempo stesso incredibilmente forte, che ha fatto saltare il banco?
“Cosa significa, per te, approdare in Serie D, con addosso la “camiseta” del Finale?”
“Sarebbe banale parlare di senso di appartenenza… di certo la gioia è tanta… ci abbiamo creduto, abbiamo lottato domenica, dopo domenica e ottenere un traguardo simile, con la fascia da capitano, mi dà una soddisfazione impagabile”.
Dopo una vita in giallorosso, hai sbloccato il risultato col Rapallo, dando il via a una goleada storica… una partita da sogno…
“Si, confesso che me lo sentivo… anche i compagni sapevano che avrei buttato la palla in rete, era scritto nel destino”.
Nell’articolo di ieri ho scritto che il Finale ha vinto il campionato, quando ha saputo buttarsi alle spalle la “debacle” casalinga col Sanremo e che in tanti pensavano ad un vostro brutto risveglio dai sogni….
“Concordo, credo che il momento che ha determinato la svolta decisiva, sia stata la settimana tra il pari a Santa Margherita e la seguente vittoria col Rivasamba, con la concomitante sconfitta del Sanremo a Cairo Montenotte. Quella domenica sera abbiamo capito che niente e nessuno ci avrebbe privato del titolo di campioni”.
Pietro Buttu è stato il grande condottiero del vostro trionfo….
“Il mister ci ha dato una mentalità vincente, ci ha fatto crescere sotto ogni profilo, ha accresciuto la nostra autostima, è stato un vero leader carismatico, che ci ha coinvolto nella sua idea di calcio. Poi noi giocatori abbiamo fatto il resto, entrando in sintonia con lui. Non di meno ritengo di dover ricordare il lavoro del tecnico della scorsa stagione, Frankie Villa, che ci ha condotto a una salvezza – con tanto di vittoria in Coppa Italia e che ha gettato le basi per il successo di quest’anno”.
Vittoria dedicata a ?
“Ai miei genitori che mi hanno sempre permesso di mettere il calcio davanti a tutto! Tra l’altro ieri era la prima volta, che mia madre veniva in trasferta… ha portato bene”.