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“Non si scherza su morte e malattia”: ecco perché la commerciante ha “denunciato” la storia della “sposa risorta”

Sulle perplessità per il prezzo competitivo dell'abito, la titolare di "Fashion" fuga i dubbi: "Sono prodotti in serie e pre-confezionati, non sartoriali"

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Savona. E’ incredula, ma anche un po’ frastornata, per il clamore che ha suscitato la vicenda di cui, suo malgrado, è stata protagonista. Francesca Virdò, la titolare del negozio “Fashion” di via Verzellino a Savona, è la commerciante che si è trovata a fare i conti con la messa in scena della “madre” di una sposa che, per non pagare l’abito bianco, non ha esitato a raccontare che la figlia era morta (leggi qui l’incredibile storia).

“Sinceramente non mi aspettavo tutto questo clamore, io ho voluto raccontare la mia storia per rendere pubblica una cosa veramente incredibile – precisa la negoziante savonese -. Ci sono rimasta talmente male che ho pensato fosse giusto che tutti conoscessero questa vicenda. Inventarsi la morte per una cifra irrisoria..”.

La storia della “sposa risorta”, oltre ad aver generato sdegno e stupore, ha davvero attirato molta attenzione e curiosità: “Mi hanno cercato in diversi oggi, in particolare televisioni che avevano letto l’articolo e mi chiedevano di fare interviste, il telefono continuava a squillare, ma non è possibile stare dietro a tutti anche perché dobbiamo lavorare qui” scherza Francesca che, insieme alla sorella Silvana, gestisce il negozio di abbigliamento.

Tornando ai motivi che l’hanno spinta a raccontare quanto successo aggiunge: “Morte e malattia sono argomenti sui quali proprio non si può scherzare. Mi toccano il cuore, mi fanno diventare piccolissima e quindi non tollero che qualcuno possa parlarne in maniera così leggera. Mi sembrava giusto che una storia così venisse raccontata per far capire dove può arrivare la gente”.

“Io ci sono cascata perché non pensavo che una madre potesse arrivare a tanto, io non sono madre, ma è fuori dal mio pensiero una cosa così: per un vestito da sposa dire che la figlia è morta e non lo accetto” prosegue Francesca.

Qualcuno, dopo aver letto di questa incredibile vicenda, ha sollevato dubbi sul prezzo eccessivamente competitivo dell’abito (che costava 550 euro, ndr). Una perplessità sulla quale la titolare di “Fashion” ha voluto chiarire ogni dubbio: “Noi siamo in questo negozio da più di vent’anni, faccio la commerciante da più di 32 anni e non sono qui per fregare nessuno o farmi pubblicità. I vestiti che noi abbiamo qui, ci tengo a precisarlo, sono già confezionati e prodotti in serie. Non sono abiti che facciamo noi e non sono sartoriali. Noi facciamo piccole modifiche, come l’orlo, ma non sono vestiti da tremila euro”.

“Sono molto belli ed hanno un prezzo interessante e così competitivo perché sono già fatti e noi li ‘aggiustiamo’ solamente in base al fisico della persona. Per questo il prezzo è più contenuto: non perché siano scadenti o brutti, ma perché sono confezionati” aggiunge la signora Virdò che prosegue: “E’ come comprare un pantalone in negozio e farsi fare solo l’orlo oppure farselo cucire su misura dalla sarta: è ovvio che il costo sia diverso. Sono abiti che non hanno nessuna esclusiva e, del resto, chi spende una cifra così interessante non potrebbe aspettarsi qualcosa di diverso. Questi sono vestiti che noi ordiniamo in diverse taglie, ma tutti uguali”.

Infine un retroscena: ieri sono stati tanti i “colleghi” che hanno chiamato oppure scritto a Francesca per dimostrargli la loro solidarietà: “Il 90 per cento delle persone mi ha detto che ci sarebbe cascata mentre il restante mi ha confidato che ormai, essendo nel mondo del commercio dal mattino alla sera, sono diventati molto diffidenti e quindi non si sarebbero fidati”.

Olivia Stevanin
11 Febbraio 2016 alle 11:37
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