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Archiviata l’inchiesta sulla gestione delle spiagge comunali di Alassio

Nell'inchiesta erano rimasti coinvolti in 20 tra amministratori, dirigenti comunali e imprenditori: reati prescritti, ma anche "infondati"

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Archiviata l’inchiesta sulla gestione delle spiagge comunali di Alassio
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Alassio. Inchiesta archiviata. La Procura ha infatti scritto la parola fine sull’indagine relativa alla gestione delle spiagge comunali di Alassio che, a partire dal 2009, aveva coinvolto amministratori, dirigenti ed impiegati comunali, ma anche gli amministratori ed imprenditori che gestivano le s.l.a., ovvero le spiagge libere attrezzate.

Nei mesi scorsi il giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi ha infatti accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero per tutti e venti gli indagati, tra cui figuravano anche i nomi dell’ex sindaco Marco Melgrati, e degli ex assessori Rocco Invernizzi e Fabrizio Calò.

Secondo la tesi della Procura, la gestione delle spiagge libere attrezzate del Comune di Alassio era stata attribuita a soggetti privati senza l’espletamento delle necessarie procedure ad evidenza pubblica. Il Comune di Alassio, nell’assegnare la gestione di nove s.l.a. e quattro stabilimenti balneari (“Ponente”, “Levante”, “Cadorna” e “Adelasia”) avrebbe compiuto una serie di “abusi” per favorire un gruppo di gestori privati.

Nel decreto di archiviazione firmato dal giudice Giorgi, tra l’altro, l’inchiesta sulle spiagge alassine sembra uscire decisamente ridimensionata: pur essendo subentrata la prescrizione (“le condotte sono state tutte consumate entro il dicembre 2008”), entrando nel merito delle imputazioni, viene riconosciuta anche l’”infondatezza” di parte dei reati contestati.

Nell’indagine, come detto, erano rimaste coinvolte venti persone: Marco Melgrati (allora sindaco); Corrado Barbero (legale rappresentante della Gesco); Demetrio Valdiserra (dirigente comunale); Fabrizio Calò (allora assessore al bilancio); Rocco Invernizzi (allora assessore al demanio); Giuseppe Lagasio (dirigente comunale del settore demanio); Michele Leone; Andrea Leone; Giancarlo Capasso; Gian Emanuele Fracchia; Fabio Valenza; Vincenzo Picaro; Agostino Carossino; Biagio Muscarà; Giampaolo Fracchia; Sandro Torresan; Salvatore Taverna; Bruno Quattrocchio; Moraldo Sanguineti; Carlo Alberto Sanguineti (tutti legali rappresentanti delle società che gestivano le spiagge comunali o gestori delle stesse).

Per tutti loro, in concorso e a vario titolo, venivano contestate le accuse di peculato, abuso d’ufficio, favoreggiamento personale, truffa, e violazione del codice della navigazione in relazione all’occupazione abusiva di spazio demaniale e inosservanza di limiti alla proprietà privata.

Nel motivare l’accoglimento della richiesta di archiviazione, il gip Giorgi riconosce la sussistenza della violazione delle norme regolamentari in riferimento all’affidamento della gestione delle spiagge, ma rileva che il “Comune ha percepito per la concessione in gestione delle s.l.a. somme di denaro addirittura superiori a quelle che avrebbe potuto percepire secondo le linee guida”. E secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione “l’esistenza di un vantaggio per l’Ente pubblico porterebbe ad escludere la configurabilità del reato”. Inoltre, sempre in relazione all’ipotesi di reato di abuso d’ufficio, per il gip Giorgi è difficile attraverso gli elementi probatori raccolti provare “la sussistenza dell’elemento soggettivo al di là di ogni ragionevole dubbio”.

Dagli atti emerge infatti che il “vantaggio per i soci privati della Gesco, non era considerato ‘contra ius’” dagli indagati, ma “giustificato dalla cessione senza altri oneri delle quote di compartecipazione alla Gesco Mare da parte delle singole società private”.

Per quanto riguarda l’accusa di peculato il giudice riconosce “l’infondatezza della notizia di reato”. Nel decreto di archiviazione inoltre vengono sollevati dubbi anche sulla sussistenza dell’accusa di corruzione (“non sono stati acquisiti ulteriori elementi probatori [..] idonei ad addivenire all’affermazione della penale responsabilità”) contestata all’imprenditore Gian Emanuele Fracchia (indagato come legale rappresentante della “Alta Marea Srl”) in relazione ad alcuni presunti pagamenti versati all’allora assessore Calò.

Riguardo invece alle violazioni del codice della navigazione (si contestava l’affidamento della gestione delle spiagge dai privati indicati dal Comune a terzi) il giudice riconosce che si tratta di “contravvenzioni” che sono ormai prescritte.

Infine non manca una spiegazione sul perché sono passati così tanti anni dalla notifica del fine indagine (risalente al 2012) e l’archiviazione (firmata nel dicembre 2015): “il procedimento era stato ‘accantonato’ secondo i criteri di priorità indicati dalla Procura generale della corte di Appello di Genova perché rientrava nei ‘reati in ordine ai quali la prescrizione vada a maturare nei 12 mesi successivi al possibile esercizio dell’azione penale e non sia prevedibile che entro quell’arco temporale intervenga la sentenza di primo grado’”.

Olivia Stevanin
13 Febbraio 2016 alle 15:58
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