Fatti del 2013

Accusato di abuso d’ufficio e calunnia: “Non ho forzato nulla”, il luogotenente Chiarlone si difende in aula

Il militare è accusato di aver fatto ricadere le responsabilità di un incidente stradale sull'automobilista tamponato da un suo "parente"

Savona Tribunale

Cairo M. Si avvia verso la conclusione il processo che vede a giudizio con le accuse di abuso d’ufficio, calunnia e falso in atto pubblico il luogotenente dei carabinieri Marco Chiarlone, fino al dicembre 2014 in servizio a Cairo Montenotte al comando del Norm.

Questa mattina in aula è stato sentito proprio il militare che ha raccontato la sua verità, respingendo ogni accusa, sull’episodio risalente al 26 luglio del 2013 dal quale sono scaturite le contestazioni. Quel giorno il convivente della sorella dell’allora compagna di Chiarlone era rimasto coinvolto in un incidente (per la precisione aveva tamponato un furgoncino) e secondo l’accusa il carabiniere avrebbe cercato di fare in modo che le responsabilità ricadessero sull’altro automobilista anziché sul “parente”.

Secondo quanto gli viene contestato, il militare avrebbe indagato sull’episodio facendo in modo che la ricostruzione dell’incidente facesse ricadere le colpe sull’autista del furgoncino (si ipotizzava che avesse fatto dei sorpassi azzardati e poi si fosse fatto tamponare volontariamente). Tanto che in un primo momento il guidatore del mezzo tamponato era stato indagato per danneggiamenti e violenza privata, ma il procedimento era stato archiviato dalla Procura.

Una ricostruzione che Chiarlone (ora in servizio ad Imperia) ha contestato con decisione: “Non credo di aver forzato l’esecuzione di niente e non credo assolutamente che ci sia stato dolo da parte mia nel fare qualcosa. Mi sarei comportato così anche se ci fosse stato qualcun altro coinvolto nel sinistro”.

L’imputato ha anche ricostruito quanto accaduto quel giorno: “Sono stato informato da quella che allora era la mia compagna che il fidanzato della sorella aveva avuto un incidente. A quel punto l’ho chiamato per farmi raccontare quello che era successo e lui mi ha spiegato di essere stato sorpassato e poi anche stretto verso destra. Infine mi ha detto che l’automobilista che lo aveva superato, non appena era rientrato davanti a lui, aveva inchiodato all’improvviso e senza apparente motivo. Da questo racconto, astrattamente, ipotizzo che il comportamento del ‘tamponato’ possa essere configurato come violenza privata. Per questo ho chiamato il brigadiere che stava rilevando l’incidente per chiedere un parere, ma quando gli ho chiesto se da quello che vedeva c’erano gli elementi per configurare la violenza privata, lui mi ha riso in faccia. Ero mortificato da quel comportamento”.

A quel punto, l’allora maresciallo aveva poi raccolto la querela da parte del “cognato”: “Mi pose diverse doglianze sul personale e mi presentò la querela contro l’automobilista. Io mi limitai a riceverla, come avrei fatto per qualunque altro cittadino, e poi ho proceduto ad eseguire alcune contro deduzioni sulla base delle testimonianze e fotografie acquisite. Non ho fatto però nessun atto che non avrei fatto in altri casi” ha ribadito Chiarlone.

Sul comportamento del brigadiere, al quale aveva inviato poi una “riservata personale” (“per stimolarlo a porre più attenzione”), l’imputato ha precisato: “Il suo comportamento mi era sembrato inopportuno e avevo rilevato superficialità nell’intervenire. Per questo motivo, per ampliare il quadro probatorio, avevo effettuato ulteriori accertamenti”.

La prossima udienza del processo è stata fissata il 23 marzo per la discussione.

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