
Cairo M. Domani è attesa in Provincia la Conferenza dei Servizi per rilasciare le Autorizzazioni Ambientali all’impianto di trattamento di rifiuti organici con produzione di compost e di energia elettrica da combustione di biogas. Il WWF chiede prescrizioni chiare in merito al progetto industriale: “La raffinazione del biogas prodotto in biometano dovrà avvenire con divieto di combustione in loco, e la sua immissione nelle rete di distribuzione del gas naturale e incentivando altresì il suo impiego per autotrazione”.
L’associazione esprime preoccupazione che l’ammendante/compost che verrà prodotto potrà essere veramente di qualità. “Il timore è dato dal fatto che l’ammendante non possa raggiunga i requisiti che lo identifichino come prodotto, producendo invece oltre 10.000 tonnellate all’anno di rifiuto, ossia ‘Combustibile Solido Secondario’, viste le numerose quantità e tipologie di rifiuti che saranno inviati alla digestione aerobica. Essenziale sarà, oltre che eseguire verifiche per accertare la qualità del compost prodotto, programmare campionamenti sui rifiuti in entrata da parte di Enti pubblici per accertarne la qualità e l’eventuale presenza di contaminazioni chimico/organiche (p.e. elevate concentrazioni di metalli pesanti, batteri patogeni e composti organici tossici)” precisa la sezione valbormidese del WWF.
“A supporto di quanto sopra esposto, si riportano di seguito alcune considerazioni estratte dal documento ISDE Italia – Medici per L’Ambiente “Il trattamento della Frazione Organica dei Rifiuti”, basato su numerose pubblicazioni scientifiche. La combustione del biogas causa l’emissione in atmosfera di numerosi composti chimici, tra i quali sostanze nocive alla salute umana: formaldeide, monossido di carbonio, ossidi di azoto, metano incombusto, anidride carbonica”.
“Inoltre i fattori di emissione di polveri sottili di un impianto di cogenerazione alimentato a biogas sono maggiori di quelli di un simile impianto alimentato con gas naturale. Tutto questo costituisce un rischio non trascurabile per la popolazione residente nei territori limitrofi, ma anche per la flora e la fauna coinvolta” aggiunge ancora l’asssociazione.
“Pertanto il biogas andrebbe sempre ulteriormente raffinato per ridurre drasticamente i componenti indesiderati fino ad ottenere metano ad alto grado di purezza, ossia biometano, compatibile con l’immissione nella rete di distribuzione del gas naturale e con l’uso per autotrazione (prassi consolidate in Francia, Germania, Svizzera, Svezia, Austria ed Olanda). Il biometano ha caratteristiche molto simili a quelle del gas naturale che utilizziamo normalmente negli impianti domestici ed industriali”.
“Per questi motivi dovrebbe essere vietata la combustione in loco del biogas specie in zone già soggette a inquinamento da altre fonti (come la zona su cui sorgerà il Biodigestore, al confine con i territori comunali di Altare, Carcare e Cairo M., area sede di numerose industrie e oggetto anche di inquinamento da polveri sottili e ossidi di azoto), nelle quali ulteriore fattore critico sarebbe la formazione di particolato secondario originato dagli inquinanti gassosi emessi dagli impianti di combustione del biogas” conclude il WWF.