Savona. Una banale dimenticanza nella compilazione dell’ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) che ha finito per costare caro ad una cinquantatreenne savonese. La donna infatti era stata rinviata a giudizio con l’accusa di falso proprio in relazione ai contenuti dell’autocertificazione che aveva consegnato insieme ad una richiesta di prestazioni sociali agevolate.
Secondo quanto accertato dopo un controllo effettuato dalla guardia di finanza nel 2011, la signora, nel compilare l’ISEE riferito all’anno 2010 non aveva indicati alcuni soldi che il figlio, che viveva insieme a lei, aveva investito. Un capitale del valore di 43 mila euro che la donna avrebbe dovuto inserire nell’autocertificazione, ma che invece non aveva indicato. Un errore che, come ha spiegato l’imputata al giudice, non era stato fatto in malafade, ma più che altro per una dimenticanza.
La cinquantatreenne avrebbe spiegato infatti che, al momento di compilare la domanda, non aveva pensato a quei risparmi che il figlio aveva investito, di conseguenza non li aveva elencati nei loro redditi. Una svista che ha finito per costarle una condanna a due mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena.
