Un terrorista, armato di pistola, che spara ad un corpo a terra. “Se sparano nei bar e nei ristoranti, potrebbe succedere anche a noi?”. Un disegno e una domanda che provengono da una bambina di 6 anni, la cui madre ora ha intenzione di chiedere spiegazioni alla scuola.
Maestre dunque di nuovo nel mirino dopo l’episodio di due giorni fa a Pietra Ligure, dove un’insegnante ha scelto di far fare ai propri allievi un dettato basato su un articolo de La Stampa incentrato sull’attentato di Parigi (leggi). Una scelta che non è andata giù ad un genitore e ha causato qualche polemica tra chi riteneva corretto informare i bimbi su cosa accade nel mondo, chi ne contestava i toni e chi si chiedeva se fosse opportuno da parte della maestra prendersi l’onere di farlo quando magari i genitori avevano volutamente tenuto il figlio all’oscuro di tutto.
Un caso simile è accaduto anche in una scuola elementare in un paese vicino Savona. A rendere l’episodio ancora più grave, però, c’è l’età del minore coinvolto, una bimba di soli 6 anni. In questo caso galeotto non è stato un compito, ma un minuto di silenzio che gli insegnanti hanno fatto osservare agli alunni in memoria dei tragici fatti. L’iniziativa, partita da una circolare, ha coinvolto tutte le classi, inclusa quindi la prima elementare nella quale molti bambini, a causa della tenerissima età, non sapevano nulla della strage o comunque conoscevano gli eventi solo a grandi linee.
“L’idea del minuto di silenzio di per sé è lodevole – spiega la mamma della bambina – ma avrebbero potuto limitarsi a spiegare che alcune ‘persone cattive’ avevano fatto del male a Parigi, senza addentrarsi nei dettagli. Invece da quanto ho capito hanno raccontato tutto per filo e per segno. Tanto che mia figlia, una volta tornata a casa, parlava di 300 morti e di sparatorie nei bar e nei ristoranti. E continuava a farmi domande come ‘Ma se andiamo al bar sparano anche a noi?‘”.
Concetti terribili, calati nella vita quotidiana di un bimbo così piccolo. Lo shock deve esserci stato, come dimostra il primo disegno fatto dopo il ritorno a casa: “Ha disegnato una persona che spara ad un’altra, che è a terra con dei buchi sul petto. Io non so cosa le hanno detto esattamente a scuola, ma ho intenzione di chiedere spiegazioni. A casa avevamo cercato in tutti modi di proteggere mia figlia da questa follia: ha solo 6 anni…“.
Quel che è certo, dopo questa polemica e quella di Pietra Ligure, è che dopo l’attentato la scuola e le insegnanti si sono trovate davanti un compito tutt’altro che semplice. Dover gestire classi in cui qualche bambino “sapeva tutto” con di dovizia particolari mentre altri ne erano all’oscuro; dover rispondere alle domande degli alunni senza mentire ma senza scioccarli; dover raccontare loro cos’era successo riuscendo a farne percepire anche la lontananza geografica, per far sì che i piccini non si sentissero minacciati nel loro quotidiano. Difficile, quasi impossibile trovare parole “universali”: ogni bambino è diverso, e a casa ha ricevuto una percezione diversa di questa storia.
Il raggio di speranza, paradossalmente, forse arriva proprio da quel disegno: in cui una bambina immagina un terrorista che assassina un uomo in un ristorante, ma persino quel terrorista, in mano a quella piccina, somiglia a un bimbo che sorride. Probabilmente è l’unico modo in cui sa disegnare una figura umana: con il sorriso. Chissà che forse, magari, un giorno…




