Alassio. L’affare è virtuale: di reale restano la truffa e la rabbia di essere stati raggirati perché non si può fare (quasi) niente.
L’ultimo caso è capitato ad un giovane alassino, Francesco G.. Aveva visto un televisore di 40 pollici dotato di tutte le ultime tecnologie su un sito di annunci, ha contattato il venditore. Quindi ha inviato 450 euro. Sono passati due mesi e nonostante le richieste via email e le telefonate ad un numero trovato nell’annuncio, il televisore non è mai arrivato a destinazione. All’acquirente non è rimasto altro da fare che denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine.
Internet, si sa, è il regno dei truffatori seriali. Le truffe sono quasi un lavoro: con una platea di milioni di navigatori a caccia di offerte, basta carpirne la fiducia di uno solo al giorno per mettere da parte stipendi di migliaia di euro al mese. Essere scoperti è quasi impossibile e, anche se si finisce a processo, in carcere non ci si finirà mai: la truffa è un reato che non prevede misure cautelari coercitive. Riconoscere una truffa, a volte, non è facile perché, dopo il primo contatto su Internet, si passa al telefono e il truffatore è sempre gentile e pronto a fornire ogni dettaglio sull’oggetto in vendita.
E poi il desiderio di mettere le mani su un oggetto costoso ma a un prezzo basso fa abbassare le difese dei compratori. Ma quando è troppo basso, forse, non è proprio un affare. E l’ultimo caso di Alassio ne è la conferma.