Savona. “Chi in questo periodo parla a favore della gestione ‘mista’ pubblica e privata dice una sciocchezza e non vuole la gestione pubblica, la gestione mista è nei fatti una gestione privata”. Così il Comitato Acqua Pubblica del savonese nell’incontro in corso alla libreria pubblica Ubik sul tema del servizio idrico integrato.
“L’unica strada è l’azienda speciale consortile, di diritto pubblico, a se stante con gestione autonoma rispetto ai comuni, e che non deve fare utili. Inoltre permette percorsi partecipativi dei cittadini. Questa gestione fa diventare l’acqua davvero quello che è: un diritto umano, un bene comune”.
“Nelle Spa, anche se partecipata dai comuni, non prevede il coinvolgimento dei cittadini, e fare profitti sull’acqua va peraltro contro il referendum che abbiamo votato anni fa. Ormai sull’acqua si definiscono fondi pensione, fondi di investimento, l’acqua finanziariamente è una garanzia, e diventerà sempre più motivo di investimento finanziario. Inoltre, con la privatizzazione il prezzo passerebbe da euro 0,5 a metro cubo a circa 1,6-1,7 a metro cubo”.
“Noi come Comitato chiediamo con forza al presidente della Provincia e ai sindaci di optare per le aziende consortili, unica strada per avere davvero una gestione pubblica dei servizi idrici”.
Nei 3 ambiti territoriali definiti, la situazione più a rischio di privatizzazione è proprio per l’ATO savonese, quello di Savona e comuni limitrofi. La gestione è demandata ad acquedotto (che è privato) e depuratore (che è pubblico)” conclude il Comitato.





