Savona. Nuova udienza questa mattina per il processo dei “falsi ciechi” (così come era stata ribattezzata l’indagine della guardia di finanza di Savona) che vede a giudizio tre persone Rosa B., di Varazze, Giuliana G., e Davide F., entrambi di Savona. Per tutti l’accusa contestata è di truffa per aver percepito indebitamente – questa la tesi della Procura – le indennità di accompagnamento.
Il caso era esploso nel gennaio 2012 quando, dopo una segnalazione, la guardia di finanza aveva iniziato un’attività di monitoraggio condotta su un “campione” di circa una cinquantina di ciechi residenti in provincia e che, in base ai tabulati dell’Inps, avevano bisogno dell’accompagnamento in quanto portatori di un handicap totale o comunque che impediva loro di svolgere le normali attività quotidiane. Le indagini si erano basate su incroci di dati e immagini di telecamere che, secondo l’accusa, immortalavano i “finti ciechi” svolgere senza difficoltà attività di ogni tipo: dal fare la spesa a leggere gli scontrini.
Stamattina sono stati sentiti i testimoni per la posizione di Giuliana G., in particolare la figlia della donna ha precisato: “Accompagnavo sempre mia mamma alle visite nei posti che non conosceva perché non si sa muovere. Negli ambienti casalinghi si muove normalmente perché quando conosce un ambiente non ha troppi problemi. Diciamo che negli ambienti che le sono familiari lei riesce a muoversi e per questo si sa orientare, ed è in grado di uscire quando deve andare nei posti che conosce bene come il bar sotto casa e la posta”.
Il convivente dell’imputata, che è cieco assoluto, ha spiegato che anche una persona colpita da un simile handicap può vivere normalmente: “La nostra vita è assolutamente regolare – ha detto davanti al giudice – svolgiamo tutte le attività per sopravvivere se siamo in un ambiente conosciuto. Con la pratica si riescono a fare tante cose”. Interpellato sull’uso dei cellulari ha spiegato: “Si usano normalmente grazie alla sintesi vocale”.
E’ stata sentita infine una dottoressa in ortometria che segue da tempo la signora: “E’ venuta da me qualche anno fa per cercare di migliorare la sua condizione oculare ma non è possibile. Ha una condizione di cecità quasi totale: lei è una cieca ‘bianca’ ovvero vede la luce e qualche ombra. La sua condizione non è migliorabile anche perché è un problema di carattere genetico”.
Il processo è stato quindi rinviato, per la deposizione degli ultimi testimoni e per la discussione, al 29 ottobre.
