
Savona. In primo grado era stato condannato a sei mesi di reclusione per stalking, ma in Appello è stato assolto da ogni accusa. Protagonista della vicenda un ventiseienne savonese, A.P., che nell’agosto del 2013 era finito ai domiciliari dopo essere stato denunciato dalla ex fidanzata che lo accusava di averla minacciata, schiaffeggiata, ma anche costretta ad avere un rapporto orale.
Il ragazzo era quindi finito a giudizio per tentata violenza sessuale e stalking e, in udienza preliminare, nel maggio scorso era stato assolto dall’accusa più grave, ma condannato per gli atti persecutori. Una sentenza contro la quale i legali dell’imputato, gli avvocati Fabrizio Vincenzi e Daniela Giaccardi, si erano appellati. E i giudici della corte d’Appello hanno ribaltato il verdetto di primo grado prosciogliendo A.P. da tutte le accuse contestate.
Fin dal principio il ragazzo aveva negato che vi fossero stati schiaffeggiamenti, aggressioni oppure comportamenti persecutori. Davanti al gip il presunto stalker aveva precisato che tra lui e la ragazza c’erano state solo delle discussioni nella fase di rottura del rapporto. La difesa aveva anche evidenziato l’assenza di referti che potessero provare le violenze che la ex, una ragazza di qualche anno più piccola, aveva denunciato di aver subito (concetto che è stato recepito dai giudici nel processo d’appello). Anche i messaggi e gli sms, che come hanno sottolineato i legali erano reciproci, non avevano fatto emergere minacce o insulti gravi. Inoltre i difensori avevano più volte ricordato, a dimostrazione dell’esistenza di un rapporto sereno, che i due ragazzi erano andati in vacanza insieme poco prima di lasciarsi. Poi lui avrebbe “mollato” lei e subito dopo era arrivata la querela.
L’arresto del ventiseienne, all’epoca della denuncia, era scattato perché A.P. non era nuovo a coinvolgimenti in episodi simili: quattro anni prima infatti era stato colpito da un divieto di avvicinamento alla sua ex fidanzata di allora nei confronti della quale, secondo l’accusa, era diventato troppo asfissiante. Visto il precedente (che tra l’altro si era concluso con una remissione di querela), quando era arrivata la nuova denuncia, il gip aveva ritenuto opportuno applicare la misura cautelare degli arresti domiciliari (revocati dopo otto mesi).