Savona. “Dove stanno l’avanguardia e la modernità della nuova oasi? Nel terreno disconnesso? Nei rifiuti residui? Nelle pietre presenti su tutto il terreno? Nel rivo d’acqua nel terreno sottostante? Oppure nella magnifica idea di dividere la zona in due con una sola rete, non oscurata invece di distanziare le due aree? Perché l’assessore prima di parlare di ‘chi ama veramente gli animali’ forse dovrebbe prima conoscerli”.
Non si è fatta attendere la replica degli animalisti che hanno organizzato una raccolta firme per evitare lo spostamento dell’area canina di Santa Rita nella zona di via Frugoni alle dichiarazioni dell’assessore ai lavori pubblici Franco Lirosi.
Nei giorni scorsi i residenti hanno inviato le firme raccolte al Comune per denunciare una scelta ritenuta sbagliata: “Attualmente il quartiere è dotato di una delle aree verdi migliore della città per i nostri amici a quattro zampe, uno dei pochi vanti rimasti a questo quartiere – scrivono – La zona di via Frugoni invece risulta essere un’area della città lasciata ad incuria ed abbandono per anni, e di conseguenza possibile destinataria del deposito di qualsivoglia materiale o scarto potenzialmente dannoso”.
Al contrario, per Lirosi la nuova area sarà un vero e proprio gioiello: “Le dimensioni sono praticamente identiche, ed è fatta con metodi moderni – aveva spiegato – A differenza della precedente è divisa in due da una rete permettendo di tenere separati i cani grossi da quelli piccoli. Il tutto con una spesa non indifferente da parte del Comune, perché questa divisione ha richiesto ad esempio la creazione di due fontanelle anziché una solo”.
Le ragioni dello spostamento, fa sapere Lirosi, sono da ricercare proprio nelle lamentele dei residenti: “Gli abitanti dei civici 10 e 12 protestavano vibratamente, ormai da molti mesi, sia contro i cani che contro i padroni. Mi chiamavano alle 23, a mezzanotte per farmi sentire al telefono le urla e il chiasso causato, a loro dire, dagli utenti dell’area canina. Per questo abbiamo scelto l’area di via Frugoni: dista solo 50 metri da quella attuale ma non dà noia a nessuno perché lì intorno ci sono uffici e non appartamenti. E l’inaugurazione è stata posticipata soltanto perché manca ancora un tubo, che va collegato, altrimenti sarebbe già aperta da almeno una settimana”.
Insomma tutto si aspettava, Lirosi, tranne che la scelta di spostare l’area ed il modo in cui quella nuova è stata realizzata potessero causare polemiche. “Non esiste alcun motivo di protestare – accusa l’assessore – l’area è grande come la precedente, vicinissima e più moderna. Sono certo che i destinatari delle firme raccolte, Enpa e servizio veterinario, sono contenti del cambio. Davvero non capisco di cosa si lamentino i firmatari – conclude – a meno che non siano persone che non vogliono bene ai cani”.
La risposta dell’amministratore savonese ha lasciato perplessi i promotori della petizione: “L’oasi attuale è dotata di panchine, zone d’ombra, gazebo e uno spiano di terra piano e pulito, senza massi e detriti. La nuova oasi canina ha un terreno molto disconnesso, pieno di massi e di rifiuti, ed è divisa in due parti con una zona destinata ai cani più grandi e una per quelli più piccoli. Le dimensioni non sono ‘praticamente uguali’. Dividere un’oasi così vuol dire solo un abbaio continuo tra i cani situati nelle due diverse zone, con l’alta probabilità che qualora i cani situati dalle due parti dell’oasi fossero di medie-grosse dimensioni (perché l’assessore lo sappia nel 90 per cento dei casi i problemi sorgono tra maschi e femmine, non tra cani di taglia piccola e cani di taglia grande, ed è stato assurdo dividere l’oasi in funzione di questa assurda logica) possano buttare giù la rete, facendosi anche del male”.
E non solo: “Come mai certi cittadini possono permettersi di chiamare l’assessore alle 23 e passa per lamentarsi di una situazione a detta loro intollerabile e imputabile ai proprietari dei cani, ‘vincendo’ evidentemente sulle ragioni degli altri cittadini, che neanche raccogliendo più di cento firme ed inviando raccomandate, a chi di dovere, ottengono invece una risposta alle loro legittime preoccupazioni?”








