Ordinaria indifferenza

Finale, lo sfogo di una madre: “Lavoro ai migranti? Per mia figlia disabile lo chiedo da 9 anni…”

Accorato messaggio dopo la notizia di ieri della convenzione con cui il Comune di Finale impiegherà i migranti in lavori utili alla comunità: per sua figlia disabile si cerca invano un posto da nove anni

micol

Finale Ligure. Inizia con la parola “Scusate” il messaggio di Gabriella, come a voler entrare nella stanza in punta di piedi, con dignità, senza disturbare ma con qualcosa di troppo importante da dire. Un messaggio breve, dettato dal cuore di una madre che, da ormai nove anni, chiede solo una cosa: un piccolo lavoro per sua figlia.

Gabriella è di Finale Ligure, ed è madre di Micol, una ragazza disabile. Ieri, dopo la notizia della convenzione con cui il Comune di Finale impiegherà i profughi in lavori utili alla comunità, nel volontariato e nella manutenzione cittadina, Gabriella ha deciso di esternare tutto il suo sconcerto per una situazione già vista altrove: Gabriella, infatti, da anni chiede invano un’occupazione per sua figlia, trovandosi davanti il più classico dei “muri di carta”.

“Il Comune ha sottoscritto un accordo con una onlus per prendersi carico di un certo numero di migranti perché siano minimamente impegnati e mantengano la loro dignità – scrive Gabriella – Per mia figlia disabile è nove anni che chiedo un progetto di vita che preveda qualche ora di occupazione all’interno della struttura del Comune, per non lasciarla abbandonata a se stessa… la stessa dignità di cui hanno bisogno i migranti”.

Non richiediamo nessun tipo di rimborso o retribuzione – precisa Gabriella – il progetto non è ancora riuscito ad essere definito e di base il Comune ha cercato di scaricare il problema ad altre associazioni”.

Un messaggio pacato e accorato, ben distante da quel “prima gli italiani” che sempre più spesso di questi tempi viene sventolato dalla rabbia. Gabriella invita piuttosto a riflettere su quelli che paiono a tutti gli effetti “due pesi e due misure”, un fenomeno purtroppo già visto: “Attendo risposte in ‘burocratese’ per dire che tutto è fatto o sarà fatto in breve. Ma ad oggi sono passati 9 anni… mentre l’iter per i migranti è stato rapidissimo, e senza nessuno scarico ad altri enti”.

La differenza ovviamente non la fa l’etnia, ma i numeri (un caso a fronte di diverse decine): la speranza è che, comunque, anche per Micol le porte del Comune, e quindi del lavoro e della dignità, si possano schiudere presto.