Albenga. In stretta collaborazione con il Comune di Albenga, la Fondazione Oddi e l’Istituto Internazionale di Studi Liguri già da questo fine settimana (26-28 giugno) si riapre ai sub la possibilità di visitare i relitti, mentre presso il Museo Navale di Albenga si terrà il 26 giugno e il 18 settembre (ore 18-21) un ciclo di lezioni aperte al pubblico ma dedicate espressamente agli operatori turistici del settore, sui temi della normativa di tutela dei beni culturali, sul sistema di gestione delle visite subacquee, e più in generale sull’archeologia subacquea ingauna, dagli albori fino alle ultime acquisizioni scientifiche ancora inedite.
Ad Albenga l’idea del Parco archeologico subacqueo dell’Isola Gallinara prende corpo e forma, un elemento innovativo che andrebbe ad integrare ed arricchire il già vasto patrimonio archeologico e museale della città di Albenga.
La nuova ordinanza, l’apertura straordinaria alle visite subacquee dei relitti e il loro sistema di gestione, la ripresa delle attività di ricerca archeologica e l’istituzione di corsi di archeologia subacquea ingauna rappresentano i primi concreti passi verso una progettazione integrata finalizzata alla gestione dei beni culturali e archeologici sommersi di Albenga, in grado di coniugare e far convergere tutte le risorse disponibili verso l’obbiettivo ultimo rappresentato dall’incremento delle potenzialità turistico e culturali del territorio.
La Guardia Costiera di Alassio ha sviluppato un iter finalizzato a rivedere la normativa vigente intorno all’isola Gallinara, considerata ormai eccessivamente restrittiva per quanto riguarda la fruibilità delle immersioni ricreative soprattutto in condizioni meteo sfavorevoli. Questa attività ha coinvolto da subito la Soprintendenza Archeologia della Liguria, permettendo una revisione della vecchia normativa (ordinanza 73/2004) e l’ampliamento significativo delle aree autorizzate alle immersioni. Le finalità alla base di quest’attività di revisione si inquadrano in una logica e necessaria convergenza di competenze volte alla valorizzazione dei fondali dell’isola Gallinaria.
Allo scopo di procedere alla riformulazione dell’ordinanza sono state programmate e realizzate nel 2014 una serie di attività propedeutiche riguardanti l’aggiornamento delle conoscenze acquisite e la documentazione dell’attuale condizione dei fondali circostanti l’isola che hanno consentito di redigere una nuova carta aggiornata e definire nuovi protocolli di gestione codificati all’interno della nuova Ordinanza della Capitaneria.
L’elemento più innovativo della procedura elaborata consiste nella costruzione di un sito web dedicato alle immersioni, in cui i diving autorizzati sono tenuti ad inserire giornalmente tutti i dati relativi alle immersioni (sito di immersione, numero e nominativo partecipanti, ora inizio e fine attività). Si è venuta in questo modo a creare una banca dati indispensabile sia alle attività di tutela e controllo da parte della Soprintendenza e della Capitaneria, che alla gestione e al coordinamento delle attività subacquee.
All’interno di questa attività normativa si sono inserite nell’estate del 2014 anche le giornate di apertura straordinaria alla subacquea ricreativa dei relitti Albenga A e delle “Ardesie”, precedentemente interdetti alle visite. Il relitto Albenga A è una delle più grandi navi onerarie conosciute, affondata all’inizio del I sec. a.C. con un carico stimabile intorno alle 10.000 anfore, in parte oggi visibili insieme a numerosi materiali del carico e delle dotazioni di bordo nel Museo Navale di Albenga.
Su questo relitto, a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, nasce e si sviluppa con il Lamboglia ad Albenga l’archeologia subacquea italiana; su di esso si sono avvicendate più generazioni di archeologi e subacquei, anche se ancora molte informazioni riguardanti sia il carico che le caratteristiche tecniche della nave rimangono ancora da scoprire, ma ciò che affascina è rende unico questo contesto archeologico non sono solo le sue dimensioni eccezionali, ma il suo aspetto scalfito e modellato da decenni di immersioni e ricerche.
La realizzazione di uno strumento informatico di gestione delle visite, oltre a permettere agli organi di tutela un immediato controllo dei soggetti operanti sui campi di immersione, costituisce una preziosa banca dati sulle potenzialità turistiche dei siti subacquei ingauni, fornendo la base statistica necessaria per l’avvio di progetti di musealizzazione più ambiziosi.








