Albisola. Trent’anni e un sogno che si è avverato quando ne aveva compiuti 20. Ha aperto una gelateria tutta sua e quest’estate girerà in lungo e in largo la passeggiata di Albisola Superiore col suo inseparabile carretto di gelati esclusivamente artigianali. Ha battuto la crisi e i “gufi” e ne va giustamente fiero.
Gabriele ha investito su se stesso e con la sua gelateria “Ara Macao” sta andando in giro per il mondo. E’ arrivato secondo alle finali di “Gelato World Tour” e terzo alle europee di “Gelato Festival”. Ma anche girato il mondo per corsi, fiere e nuove aperture di gelaterie: Australia, Indonesia, Thailandia, Stati Uniti. “Faccio un lavoro che mi permette di aprire la mente. Dà la possibilità di viaggiare e conoscere persone e culture: praticamente ho realizzato il mio sogno”, racconta.
Una passione per il gelato coltivata quando era ancora in culla. “E’ dagli anni ‘70 che la mia famiglia produce gelati. Però sono un curioso di natura: fermarmi alle spiegazioni che mi dava mio papà o il nostro mitico maestro non mi bastava. Ho comprato tutti i libri che mi aveva suggerito: 4 tomi da 300 pagine circa. Ma non solo ho continuato a fare corsi su corsi con altri maestri perché ad ogni corso apprendevo qualcosa di nuovo o un metodo diverso di fare il gelato ed ho capito quanto il metodo sia importante in questo mestiere e per capirlo li ho voluti e dovuti sperimentare tutti”.
Oggi, per lui è uno di quei giorni dal sapore speciale: “Sono passati dieci anni da quel 26 maggio 2005 quando, alla faccia delle malelingue e di chi ci ha gufato, alla faccia degli invidiosi e di quelli che non comprendono le differenze tra un gelato e l’altro, alla faccia anche della crisi e del maltempo quando ci gioca contro, che sono qui – dice Gabriele che deve tutto anche ai suoi genitori – Un grazie a chi ha avuto l’idea e ha giocato d’azzardo scommettendo su di me ovvero mamma e papà. Un grazie a chi ha insegnato a mio padre prima, e a me dopo, questa meravigliosa professione: il nostro maestro”.
Che cosa ha conquistato il palato di residenti e turisti? Lui risponde così. “Ho sempre preparato un gelato che amo definire “diverso”: meno dolce rispetto allo standard medio, meno grasso e quindi meno calorico perché non voglio coprire il gusto degli ingredienti che lo caratterizzano. Ho poi voluto eliminare tutti quegli ingredienti che definisco “impuri”: gli emulsionanti. Mi sono perfezionato nella “ricettazione” negli ultimi due anni, e adesso mi ritengo davvero soddisfatto del prodotto finale. Ottenere una ricetta pulita in etichetta non è da tutti! Anzi, esorto a leggere attentamente il cartello ingredienti esposto in qualunque gelateria: è il primo vero grande strumento per capire la qualità artigianale del prodotto e la qualità morale e tecnica di chi lo produce. Usare prodotti semplici mi farebbe guadagnare sicuramente tempo, ma scenderei ad un compromesso qualitativo e renderei il mio gelato troppo simile a tutti gli altri”.





