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Bomba di Albisola, i genieri della Brigata Taurinense per l’undicesima volta in Liguria fotogallery video

Albisola Superiore. Quello di oggi ad Albisola Superiore è stato l’undicesimo intervento effettuato in questi primi quattro mesi dagli artificieri del 32^ Reggimento Genio della Brigata Alpina Taurinense. I genieri fanno parte di una delle 12 unità dall’Arma del Genio che hanno l’incarico esclusivo di bonificare il territorio nazionale dai numerosi residuati bellici ancora esistenti e pericolosi.

Complessivamente gli interventi per neutralizzare bombe inesplose in tutto il nord ovest italiano sono stati 14 con 15 ordigni distrutti. In un caso il genio guastatori piemontese era intervenuto su due ordigni contemporaneamente.

La bomba da 500 libbre (226 chili) distrutta oggi è stata rinvenuta nel quartiere Oliveto ad Albisola Superiore. L’ordigno, una bomba d’aereo di fabbricazione statunitense con 140 chili di esplosivo, è stato prima privato dei meccanismi d’innesco in maniera da renderlo sicuro al trasporto e poi è stato fatto brillare presso la cava Beata, tra le frazioni di Ellera e Luceto.

Coordinate dalla Prefettura di Savona, di concerto con il Comando Forze di Difesa Interregionale Nord dell’Esercito e con i Comuni di Albisola Superiore, di Albissola Marina e di Celle Ligure, le operazioni di messa in sicurezza si sono concluse nel pieno rispetto del programma anche grazie al supporto operativo offerto dal Comune di Savona.

Alle 14,10 le aree sgomberate per sicurezza sono tornate alla normalità e le mille e 200 famiglie evacuate hanno fatto ritorno a casa. Immediatamente sono state riaperte l’autostrada A10, l’Aurelia e la linea ferroviaria, è ripresa l’erogazione dell’energia elettrica e sono stati ripristinati i servizi di telefonia mobile.

La bomba, residuato inesploso di un bombardamento aereo bellico, era impiegato in genere per la distruzione di depositi munizioni, stazioni e linee ferroviarie, ponti, installazioni. Per la rimozione dei meccanismi d’innesco (spolette) gli artificieri hanno utilizzato speciali apparecchiature come la “chiave a razzo”, per operare a distanza di sicurezza. Gli effetti del brillamento che ha distrutto definitivamente l’ordigno sono stati praticamente annullati ponendo la bomba sul fondo di un buca di quattro metri ricoperta con più di 60 metri cubi di terra.

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