Savona. Ha contattato i carabinieri di Asti dicendo loro di aver chattato per qualche tempo con Elena Ceste. Ha consegnato screenshot delle conversazioni, ha raccontato di aver ricevuto confidenze. Ma era tutto falso: voleva solo finire nei talk show.
E’ finita così con un’accusa per “false informazioni al pm” e “falsificazione del contenuto di comunicazioni informatiche” la collaborazione di Vito R., 38enne imprenditore savonese, con gli inquirenti che si stanno occupando della morte di Elena Ceste, la donna di 37 anni, sposata e mamma di quattro figli, scomparsa lo scorso 24 gennaio da Costigliole d’Asti e trovata poi morta il 18 ottobre a circa 1 km da casa.
Un caso di grande rilevanza a livello nazionale, che ha suscitato l’interesse delle svariate trasmissioni televisive che da mesi seguono la vicenda. Prima durante i mesi in cui la donna era “scomparsa”, quindi ancor più dopo il ritrovamento del cadavere (con tutti i misteri irrisolti sulle cause della morte), l’attenzione dei media non è mai mancata, con i salotti televisivi che dedicavano intere puntate a cercare di ricostruire il “giallo”.
E proprio quell’attenzione era l’obiettivo del 38enne savonese, che ha raccontato di essere “depresso” e di cercare un po’ di notorietà. Per ottenerla, ha pensato di falsificare una chat con “EleAsti” e di presentarla ai carabinieri, raccontando di aver intrattenuto per qualche mese un rapporto a distanza con la donna. Messaggi nei quali “EleAsti” racconta piccoli e grandi problemi della vita quotidiana e si apre a confidenze, rivelando di “avere paura” del marito e ringraziando il savonese perché grazie a lui aveva trovato il coraggio di dire al marito che lo avrebbe lasciato.
Tutto falso: a provarlo in modo inconfutabile la data, artefatta dal savonese. Le stampate che l’uomo ha presentato riportano come anno il 2013; i carabinieri sono stati però in gradi di recuperare le schermate originali, nelle quali l’anno è il 2014. I messaggi che l’imprenditore savonese sosteneva essere risalenti a due mesi prima della scomparsa della donna, pertanto, sono stati invece scritti solo pochi giorni fa.
Alla richiesta di spiegazioni da parte dei carabinieri sulle motivazioni del gesto, il 38enne ha spiegato di essere depresso e di aver tentato, con questa mossa, di finire in televisione come ospite dei talk show che si occupano del caso. Quello che ha ottenuto, invece, è di diventare a sua volta un indagato. Uno dei tanti: i carabinieri hanno infatti svelato che i mitomani coinvolti nel caso di Elena Ceste sono ad oggi circa 200.