Alassio. Sei mesi di reclusione. E’ la condanna richiesta questa mattina per Marco Melgrati nell’ambito del processo per la vicenda delle multe annullate ai gestori delle spiagge libere attrezzate (Sla) della città di Alassio. Davanti al collegio del tribunale di Savona questa mattina è stata conclusa la discussione durante la quale il pm, oltre alla condanna, ha chiesto il proscioglimento dell’imputato per alcune delle contestazioni che sono finite in prescrizione.
In aula oggi ha preso la parola anche Melgrati, ex sindaco e attuale consigliere regionale del Pdl, che ha voluto rendere delle spontanee dichiarazioni per chiarire la sua posizione in relazione all’accusa di abuso d’ufficio che gli viene contestata. Concetti che l’imputato (assistito dall’avvocato Franco Vazio) ha ribadito anche in una memoria difensiva poi consegnata ai giudici. Il processo è stato poi rinviato per le repliche e la sentenza.
Il caso delle sanzioni cancellate risale al 2008: secondo la Procura Melgrati è responsabile di abuso d’ufficio perché, nella sua qualità di sindaco di Alassio, “aveva avocato a sè i procedimenti amministrativi relativi ai verbali di contestazione” elevati nei confronti dei gestori delle Sla (Spiagge libere attrezzate) di Alassio, che rientravano invece – “in assenza di diversa previsione regolamentare” – nelle competenze del dirigente del settore demanio.
Inoltre, sempre secondo il capo d’imputazione, il sindaco aveva adottato provvedimenti di archiviazione “privi di motivazione o comunque con motivazioni meramente apparenti”, utilizzando come fondamento dei provvedimenti in questione “circostanze di fatto palesemente in contrasto con quanto rilevato dalla Guardia di finanza nei relativi verbali”.
Insomma, in termini meno tecnici, la tesi del sostituto procuratore Chiara Maria Paolucci è che Melgrati, avendo saputo che il dirigente del settore demanio non intedeva archiviare le multe, aveva preso in mano la pratica in prima persona. A quel punto, senza motivi validi, aveva archiviato le multe. Nella scorsa udienza uno dei dirigenti comunali (l’ingegner Giuseppe Lagasio, responsabile dell’Ufficio tecnico oggi in pensione) aveva confermato come, dal suo punto di vista, quelle multe non fossero da cancellare.
Sempre secondo l’ipotesi della Procura, Melgrati con la sua condotta avrebbe “intenzionalmente provocato un ingiusto vantaggio patrimoniale” ai gestori delle spiagge che si erano visti annullare le sanzioni e, nello stesso tempo, aveva procurato un danno patrimoniale al Comune che non aveva incassato i pagamenti delle multe. In particolare all’ex sindaco vengono contestate 19 ordinanze sindacali, emesse tutte tra il 2005 ed il 2008 per sanzioni relative al 2005, con le quali ha archiviato altrettante multe. Il consigliere regionale del Pdl ha sempre sostenuto di avere titolo per firmare l’annullamento. Effettivamente la Procura, più che indagare su questo aspetto, sta puntando il dito contro le motivazioni attraverso le quali Melgrati ha annullato le multe che sono ritenute prive di “fondamento”.
“Se avevo l’autorità per comminare le multe, l’avevo anche per revocarle – aveva detto il sindaco -. Bisogna infatti ricordare che a suo tempo, dagli uffici, mi venne detto che la firma in calce alle sanzioni richieste dalla Finanza doveva essere la mia. Io ero perplesso, ma la cosa mi venne confermata. Multe che vennero regolarmente pagate. In un secondo tempo, per le stesse vicende, le sanzioni vennero previste anche per le persone fisiche e in questo caso, stando ai pareri degli uffici e alle memorie presentate dagli interessati, trattandosi di un ‘duplicato’ delle sanzioni, ho deciso di revocarle ritenendo in buona fede di poterlo fare”.