Cronaca

Inchiesta sui falsi ciechi, chiuso l’incidente probatorio: in sei rischiano il rinvio a giudizio

tribunale Savona aula

Savona. Il caso dei “finti ciechi” (così come era stata ribattezzata l’indagine della Procura) è tornato in udienza preliminare. Questa mattina infatti, davanti al gip Fiorenza Giorgi, si è concluso l’incidente probatorio relativo al procedimento che vede imputate sei persone, cinque uomini e una donna, accusati di truffa per aver percepito – questa l’ipotesi degli inquirenti -, senza averne diritto, pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento non dovute.

Alla luce delle conclusioni dei periti che hanno esaminato uno per uno i casi, sembra essere pacificamente accertato che tutti gli indagati siano effettivamente invalidi: nessuno quindi avrebbe finto di essere cieco. Secondo la Procura però, anche in presenza di un deficit della vista, gli indagati non avrebbero avuto il diritto di percepire le indennità di accompagnamento. Probabilmente quindi sarà proprio su questo punto che farà leva durante la discussione fissata il prossimo novembre il pm Daniela Pischetola, titolare dell’indagine, che, secondo indiscrezioni (alla luce dell’esito dell’incidente probatorio) sarebbe però intenzionata a chiedere il proscioglimento di almeno due dei sei imputati.

Al contrario la difesa, come già sostenuto in precedenza, ribadirà il fatto che gli imputati hanno effettivamente gravi problemi alla vista e che è stata la commissione medica preposta ad assegnare loro quell’indennità (come a dire: se errore c’è stato, è da attribuire a chi ha preso quella decisione). Nelle precedenti udienze i difensori dei presunti falsi invalidi avevano anche rilevato come la Procura non avesse sottoposto gli indagati a esami specifici per capire quali fossero, e se vi fossero, effettivi problemi di vista (le accuse si baserebbero su incroci di dati e immagini, comunque eloquenti, di telecamere che immortalano i “finti ciechi” mentre svolgono senza difficoltà attività di ogni tipo, dal fare la spesa a leggere gli scontrini).

L’indagine della guardia di Finanza era stata condotta su un “campione” di circa una cinquantina di ciechi residenti in provincia e che, in base ai tabulati dell’Inps, avevano bisogno dell’accompagnamento in quanto portatori di un handicap totale o comunque che impediva loro di svolgere le normali attività quotidiane.

Gli accertamenti dei finanzieri avevano dimostrato invece che in sei casi (Rosa B., 83 anni, di Varazze; Giuliana G., 43, di Savona; Giuseppina P., 73, di Albisola Superiore; Elena B., 80, di Vado Ligure; Giovanna S., 82, anche lei di Albisola Superiore; Davide F., 46, di Savona) le persone eseguivano in piena autonomia una serie di attività che, stando all’invalidità certificata dall’apposita commissione, sarebbero stati impossibili. Il valore della truffa e di conseguenza il danno allo Stato era stato quantificato dagli inquirenti in 600 mila euro: la somma di tutti gli assegni mensili da 1.100 euro incassati dagli indagati.