Savona, sul Priamar convegno nazionale sull’impatto sanitario del carbone e la funzione sociale del medico

priamar Savona

Savona. Quali sono gli impatti sulla salute del carbone a livello globale e locale secondo le più recenti e accreditate ricerche scientifiche? Come possono i medici aiutare i cittadini a fare prevenzione? Queste le principali domande a cui risponderanno insieme WWF Italia, Ordine dei Medici della Provincia di Savona e Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia che hanno organizzato la conferenza nazionale “L’impatto sanitario del carbone. La funzione sociale del medico: promotore di salute e di ambiente” iniziativa aperta ai media, ai medici stessi e a tutta la cittadinanza, con il patrocinio del Comune di Savona e il supporto tecnico WWF Ricerche e Progetti Srl, che si svolgerà a Savona martedì 15 luglio.

Tra i relatori, moderati da Teresa Tacchella storica giornalista ligure della Rai, ci saranno rappresentati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’organizzazione europea Health and Environment Alliance, dell’Ordine dei Medici di Savona che forniranno informazioni scientifiche sulla gravità dei pericoli connessi all’impiego del carbone nelle centrali termoelettriche, un problema particolarmente sentito nel comprensorio della provincia di Savona a causa della presenza della centrale di Vado Ligure.

“I medici, che sono tra gli organizzatori dell’evento e gli interlocutori principali, sono chiamati sempre più ad avere un importante ruolo sociale e adoperarsi alla ‘promozione di salute, ambiente e salute globale’ come recita l’articolo 5 del nuovo Codice deontologico, approvato dalla Federazione degli Ordini Medici Chirurghi e degli Odontoiatri lo scorso 18 maggio – dicono dall’Ordine – il Medico deve cogliere le occasioni offerte dalla propria attività professionale per diffondere utili e precise informazioni su questioni di salute e di comportamento nei confronti dei pazienti e della comunità”.

“Le campagne educative che riguardano le scelte individuali, e cioè alimentazione, esercizio fisico e fumo sono quindi utili ma non sufficienti – proseguono – Il principale intervento di prevenzione primaria è infatti quello basato sulla eliminazione o almeno riduzione dei fattori di rischio ambientali, che risulta però difficile e complesso: la prevenzione primaria si è spesso incagliata su ostilità sollevate da chi sentiva propri profitti e interessi finanziari minacciati”.

“Lo studio, pur fondamentale, delle evidenze epidemiologiche, non consente però una tempestiva azione di prevenzione: l’epidemiologia arriva sempre troppo tardi – continuano – Il medico deve impegnarsi affinché venga adottato il principio di precauzione: quando esiste una forte incertezza circa i rischi e i benefici la decisione dovrebbe tendere più verso la cautela per l’ambiente e la salute pubblica. Il principio contrasta l’atteggiamento di ‘stare a vedere cosa succederà prima di prendere provvedimenti’ per non turbare interessi in gioco diversi da quelli di salute”.

“L’impegno dei medici e degli altri operatori della salute non può arrestarsi su di un’opera di contenimento e riparazione dei danni diretti e immediati degli agenti patogeni, ma deve anche proiettarsi su un’azione a monte di più ampio respiro, affinché la società nella quale viviamo modifichi le sue priorità in favore della salvaguardia della salute segnatamente dei bambini di oggi e delle generazioni future – dicono ancora dall’Ordine dei Medici – Bisogna pensare ad uno sviluppo che abbia maggior rispetto dell’ambiente del diritto di ogni cittadino a respirare un’aria più pulita”.

“Sicuramente nel Convegno saranno presentate proposte volte a dimostrare come scelte energetiche diverse dalla combustione a carbone possano essere più vantaggiose per la salute e per l’occupazione. Il diritto alla salute non deve mai essere antitetico con il diritto al lavoro! E non è certo colpa degli ‘ambientalisti’ se sono in pericolo posti di lavoro ma delle ‘scelte miopi’ portate avanti in questi anni”, concludono.