Savona. Istanza rigettata. Il giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi ha detto no al dissequestro dei gruppi a carbone della centrale Tirreno Power di Vado Ligure che era stato richiesto lo scorso 14 maggio dal pool di legali di Tirreno Power, coordinato dall’ex ministro Paola Severino. La decisione è stata depositata questa mattina in tribunale.
La scelta del giudice ricalca quindi il parere negativo sulla richiesta che era arrivato dalla Procura di Savona, in particolare dal Procuratore Francantonio Granero e dal pm Chiara Maria Paolucci, il 26 giugno scorso.
Il giudice savonese motiva il no al dissequestro della centrale a carbone spiegando che il progetto dell’azienda non è “né serio né concreto”. In estrema sintesi la serietà verrebbe a mancare perché dal punto di vista tecnico le soluzioni proposte dall’azienda non sono in linea con le prescrizioni imposte dal gip. Inoltre mancherebbero anche le necessarie garanzie.
La mancanza di credibilità della proposta, invece, oltre che nelle contraddizioni già evidenziate dalla Procura, emergerebbe dal “business plan” di Tirreno Power. Come si evince da due documenti approvati dal Cda dell’azienda nell’autunno del 2013 (in particolare nell’ottobre e nel novembre), l’azienda aveva già previsto di non investire sulla centrale di Vado e di licenziare, tra il 2014 e il 2016, 120 lavoratori.
Le motivazioni sono in linea con il verdetto che era stato espresso dai pm, racchiuso in meno di dieci pagine nelle quali si elencano i motivi della bocciatura dell’istanza di Tirreno Power. In primis c’era una motivazione giuridica: con i gruppi a carbone attivi “c’è un reato in corso di consumazione” e il giudice non può autorizzarlo. In sintesi la Procura, ipotizzando che la centrale produca emissioni inquinanti, non può consentire che questa azione continui. E secondo i pm, analizzata la proposta dell’azienda, si conclude che il rispetto delle MTD non sarebbe garantito nell’immediatezza, ma solo nel maggio 2016.
Il parere della Procura si sviluppava su due parti: la prima nella quale si ragiona con “strumenti logici” sulla richiesta, la seconda nella quale, preso atto dell’esito della consulenza, si ragiona in termini più concreti sulla fattibilità della proposta senza però trovare la “prova” reale che l’azienda stia davvero cercando di fare qualcosa per adeguarsi alle MTD. Le perplessità dei magistrati derivano direttamente dai concetti espressi dalla stessa Tirreno Power che in passato (al momento di richiedere la precedente AIA) dichiarava di non poter migliorare le emissioni dei gruppi esistenti, mentre ora afferma il contrario. Parole che per la Procura “non lasciano margini se non l’applicazione più rigorosa della legge”. Di qui la scelta di esprimere un parere negativo da parte dei magistrati.
