Cronaca

Vada Sabatia, lo sfogo di un dipendente: “Non siamo tutti dei mostri, no a provvedimenti sulla nostra pelle”

Vado L. “Non siamo tutti dei mostri. Non è giusto che a rimetterci siano i tanti lavoratori e operatori socio-sanitari che ogni giorno hanno svolto il proprio lavoro al meglio, con massimo impegno e costante attenzione verso i pazienti ricoverati”.

Inizia così lo sfogo di un dipendente della struttura di Vada Sabatia al centro dell’inchiesta giudiziaria che ha portato agli arresti di 12 operatori socio-sanitari del nucleo 3 D (riservato ai disabili mentali), nell’ambito di una indagine che si allarga sempre di più e che vede indagato anche un medico per abusi sessuali.

“Fatti gravissimi, certo, sui quali è giusto indagare e chi ha sbagliato deve pagare” dice ancora il dipendente, che ha voluto mantenere, per ovvie ragioni, l’anonimato. “Nella struttura operano lavoratori che da anni sono impegnati a vari livelli nei servizi socio-sanitari e non trovo giusto che alcuni di noi siano insultati o criticati per il solo fatto di operare nella struttura: alcune mele marce non possono infangare l’opera quotidiana di tanti dipendenti che assistono pazienti malati o in coma vegetativo. Chi fa di tutta un’erba un fascio sbaglia e non di rende conto di quello che dice…” afferma ancora il dipendente.

Ma a preoccupare di più i lavoratori e gli operatori socio-sanitari di Vada Sabatia sono le conseguenze dell’inchiesta giudiziaria e gli altri accertamenti e verifiche in corso sulla struttura: “C’è molta incertezza sul nostro futuro e c’è la paura di perdere il posto di lavoro che per molti di noi è essenziale per la sopravvivenza…Quindi, si prendano i provvedimenti necessari ma non sulla nostra pelle…” aggiunge.

“Ricordo che ci sono 170 dipendenti suddivisi in ben 4 piani e per vari reparti e posso dire a quanti ci accusano di omertà è che chi opera su un piano o in un determinato reparto non può vedere cosa avviene da altri parti: non potevamo accorgerci di qualcosa e se avessimo avuto il sospetto di quanto stava avvenendo saremmo stati i primi a denunciare i fatti…” conclude.